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RIPOSO E PROGRESSO SPIRITUALE

 

Carissime Annunziatine,

con l’estate arriva il tempo degli Esercizi Spirituali. Essi segnano un tempo di distacco dagli impegni quotidiani ed insieme dovrebbero segnare un momento di maggior impegno riguardo alla nostra crescita spirituale. Sono infatti l’occasione per pensare con più cura al nostro cammino spirituale domandandoci: dove siamo giunti? cosa ancora possiamo fare? quali grazie è bene chiedere al Signore? Don Amorth, quando era Delegato, doveva essere molto esigente circa la partecipazione a questo momento di vita spirituale dell’Istituto. Oggi ci si ritrova con rammarico a dover dire a qualche sorella con tante primavere sulle spalle, che per lei forse non è più il caso di partecipare agli Esercizi Spirituali. Purtroppo dobbiamo considerare come dato fisiologico che almeno metà delle Annunziatine non possono più partecipare agli Esercizi Spirituali. Questo non significa che è finito il nostro impegno nel progresso spirituale.

Secondo le stagioni della vita

Una riflessione sull’importanza degli Esercizi Spirituali nella vita consacrata va fatta insieme alle stagioni della vita: a vent’anni o a ottanta non è la stessa cosa. Occorre chiedersi cosa è veramente necessario, distinguendo dalla modalità in cui i vari pii esercizi vengono realizzati. Gli Esercizi Spirituali, come dice il nome, sono un momento per esercitarsi nelle cose spirituali e possibilmente in un gruppo omogeneo. Ma bisogna anche ricordare che gli Esercizi – sia quelli ignaziani che quelli annuali – si possono praticare anche in modo individuale. Lo stesso don Alberione varie volte li ha fatti da solo. Tuttavia è facile e più fruttuoso che qualcuno ci accompagni nel procedere in questo cammino dell’anima, non tanto nelle meditazioni quanto nelle necessarie verifiche.

Fermarsi, esaminarsi

Gli elementi fondamentali di questo tempo di grazia sono: il riposare con il Signore

(“quiescite pusillum” Mc 6,31); fare il punto sulla propria vita per comprendere cosa va bene e cosa non funziona oppure di cui dobbiamo chiedere perdono; infine preparare il proposito per il futuro (che poi è sempre un rispondere al “Seguimi!” del Maestro, cfr. Gv 21,19.22. Devono anche essere un “esercitarsi”, cioè fare delle cose pratiche che coinvolgano la nostra volontà, la nostra mente, i nostri sentimenti, cioè tutta la nostra umanità. Una riflessione solo intellettuale o un sentire solo pii desideri... non è fare esercizi. Le meditazioni o istruzioni, le confessioni e gli altri pii esercizi (Rosario, Via Crucis, veglie, ecc.) sono funzionali a quanto detto sopra, non sono gli elementi imprescindibili.
Lo è invece il silenzio, non tanto quello esteriore, quanto quello interiore: cioè la disposizione di desiderare di ascoltare il Maestro e il riposare in Dio. Il silenzio esteriore ne è semplicemente la conseguenza. Il silenzio spirituale è la profonda disposizione della nostra anima ad ascoltare quando Dio parla, tralasciando tutto il resto. Le prime due condizioni – il silenzio interiore ed il chiedersi “a che punto sono della mia vita?” – si possono praticare anche in casa nella propria stanza. Anche per esaminarsi con un bell’esame di coscienza prolungato, non è indispensabile allontanarsi da casa. Il luogo, come il farlo assieme ad altri aiuta, ma non è detto che sia più fruttuoso se manca l’impegno e lo sforzo personale. Tuttavia bisogna riconoscere che andare in un bel luogo, pregare con gioia e fervore con altri, cantare assieme... e tutto il resto aiuta. Per entrare veramente in noi stessi, nella nostra cella interiore, dobbiamo uscire dal nostro quotidiano, ed anche andare in un luogo dove si respira l’armonia della creazione aiuta (cfr. Os 2,16ss).

Dal riposare in Dio al proposito

Abbiamo ancora da considerare l’ultima parte di questo tempo di grazia privilegiato: il “proposito”, cioè le nostre decisioni concrete nel riprendere il cammino di ogni giorno. Possiamo anche aver ricevuto tante grazie durante gli Esercizi, ma senza un buon proposito non riusciremo a portare grandi frutti spirituali. Il proposito è il frutto principale degli Esercizi, ed è anche quello che lungo le stagioni della vita cambia maggiormente. Da giovani deve essere più funzionale al prepararsi alla missione da compiere. Qui la tentazione è quella di correre facendo propositi di salvare il mondo... prima di imparare come si fa a resistere alle difficoltà e alle tempeste che incontreremo nel mondo. Da adulti deve consistere nel migliorare e ravvivare il cammino spirituale della nostra anima e finalizzarlo a meglio operare nelle attività di apostolato. Il rischio è quello di preoccuparsi solo di un aspetto: solo quello dell’anima o solo quello dei nostri impegni nel fare. Così si resta un po’ squilibrati spiritualmente. Infine nella stagione dell’autunno, quando i capelli imbiancano e le forze vengono meno, il proposito dovrebbe consistere soprattutto nell’impegno del progresso spirituale che deve tendere al riposare totalmente in Dio. In questo tempo il pericolo è di continuare a fare propositi per cui non abbiamo le forze, oppure quello di mettersi ad aspettare scoraggiati (tanto non posso più fare nulla), tralasciando di continuare a progredire spiritualmente.
Se non progrediamo nel nostro cammino di unione con Dio le nostre fatiche sono vane, perché non costruiamo sulla roccia di Cristo ma sulla nostra sabbia. Gesù nel vangelo ci ricorda che: «Senza di me non potete fare nulla » (Gv 15,5). Quello che non deve mai mancare è proprio il proposito del progresso spirituale. Allora comprenderemo che “riposare in Dio” e “fare apostolato” non possono mai essere separati. Ci renderemo conto che la malattia e le sofferenze offerte ed unite all’unica offerta di Gesù sono più preziose e fruttuose che tante nostre fatiche frutto delle nostre sole forze. Anche se non dovessimo più poter andare a fare gli Esercizi, la nostra anima continuerà a raccogliere i frutti di questo cammino verso il Cielo, dove saremo ancora più attive perché riposeremo completamente in Dio. Concludendo, è anche bene ricordaci che un itinerario si percorre un passo alla volta, e la vita si costruisce “un tantino ogni giorno” nella perseveranza e nella santa umiltà.

Don Gino