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BEATI QUELLI CHE ASCOLTANO
LA PAROLA DI DIO

 

Nella seguente meditazione il Primo Maestro ci sollecita ad amare la parola di Dio e soprattutto a praticarla quotidianamente: questo è il segreto di una vita beata (Alle Pie Discepole 1961,pp.57-62).

Il Vangelo di questo giorno, preso da s. Luca, capo XI. «In quel tempo: Gesù stava cacciando un demonio che era muto. Cacciato il demonio, il muto parlò e le turbe si stupirono. Ma alcuni dicevano: “egli caccia i demoni in nome di Beelzebub, principe dei demoni”. Altri, poi, per metterlo alla prova, gli chiedevano un segno dal cielo. Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e le sue case crollano l’una sull’altra. Se anche Satana è diviso in sé stesso, dacché voi dite che caccio i demoni in nome di Beelzebub, come reggerà il suo regno? E se io caccio i demoni per Beelzebub, in nome di chi li cacciano i vostri figli? Per questo essi stessi vi condanneranno. Ma se io caccio i demoni col dito di Dio, è giunto, dunque in mezzo a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte difende in armi l’atrio, è al sicuro quanto possiede. Ma se viene uno più forte di lui e lo vince, gli toglie tutte le armi nelle quali confidava e ne divide le spoglie. Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me disperde. Quando lo spirito immondo, uscito da un uomo va per luoghi aridi cercando riposo e, non trovandolo, dice: ‘Tornerò a casa mia da cui sono uscito’, quando vi giunge la trova pulita e adorna. Allora va a cercare altri sette spiriti peggiori di sé e questi si stabiliscono in quell’anima. E la nuova condizione di quell’uomo è peggiore della prima”. Mentre Gesù diceva queste cose, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e gli disse: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Egli aggiunse: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”» (Lc 11,14-28).

Gli insegnamenti di questo tratto del Vangelo sono tanti. Primo, Gesù caccia un demonio, il quale demonio era muto, perciò l’indemoniato non poteva parlare, com’era impossessato dal diavolo. Cacciato il diavolo, parlò e le turbe si stupirono. Il demonio, quando entra in un’anima, primo, rende muti con Dio, non si sa più pregare perché il diavolo tiene come legata l’anima, l’anima allora non si apre a parlare col Padre celeste. Alcuni, vedendo il prodigio, il demonio cacciato da quel muto, alcuni pensavano che egli cacciasse i demoni in nome del principe dei demoni, di Beelzebub, come se egli fosse il principe dei demoni.

Altri poi, non credendo ancora a lui, chiedevano, non un segno della terra, come la guarigione dell’indemoniato, ma chiedevano un segno dal cielo. Come rispose Gesù a questa gente incredula? Se io – voleva dire – fossi il principe dei demoni e caccio i demoni, dunque sarei discorde coi demoni stessi: il principe contro il popolo, contro il numero dei demoni che stanno soggetti e che sono in potestà del principe dei demoni, allora sarebbe finita, tutto andrebbe in rovina, quando c’è la discordia. E come reggerebbe ancora il regno dei demoni? Ma se io (...) li caccio, i demoni, in nome di Dio, è segno che è venuto tra di voi il regno di Dio, che Dio si è fatto presente in mezzo di voi. Poi Gesù aggiunge qualche insegnamento molto utile e cioè, che il demonio, cacciato da un’anima, cerca di nuovo di rientrarci e, se è cacciato da quell’anima, volendo ritornare, fa ogni sforzo e prende con sé altri sette spiriti alleati a tentare quell’anima, per impossessarsi di quell’anima. Oh, allora, se riesce di nuovo ad entrarci, che conseguenze? Chi ricade nel peccato, chi, dunque, dopo aver cacciato il demonio dalla sua anima torna al peccato, la ricaduta è peggiore della caduta, come la ricaduta in un male è peggiore della prima malattia.
Allora, guardarci dalle cadute, sì, ma ancora di più dalle ricadute. Che cosa avviene allora? Che quell’uomo si troverà in condizioni peggiori perché non ha risposto alla grazia; ha ottenuto il perdono e, dopo avere ottenuto il perdono, ritorna a offendere Dio, quindi sarà sempre più privo di grazie o, almeno, avrà minori grazie, e col cadere e ricadere, e ricadere ancora, si fa l’abitudine al male e il vincere poi, sarà difficilissimo. Mentre Gesù parlava e diceva queste cose piene di sapienza, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e gli disse: «Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato ». Egli aggiunse: «Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». E cioè, questa donna, glorificava Maria, la Madre di Gesù. «Benedetto il frutto del tuo seno, Gesù» (cf. Lc 1,42) diciamo alla Madonna. Ma Gesù raddrizza le idee di questa donna. Erano buone, da una parte, le idee di questa donna, perché esaltava colei che era stata madre ed era la Madre di Gesù. Ma Gesù aggiunge che vi è un’altra, ed è la vera, beatitudine, e beatitudine che possono raggiungere tutti: è la beatitudine che aveva in sé, portava in sé Maria. Quale beatitudine? «Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Che Maria sia stata elevata a Madre di Dio è privilegio di Dio, quello è un dono di Dio. Come quando uno operasse un miracolo, è Dio che interviene e produce il miracolo a mezzo di una persona a cui, poi, viene un poco attribuito dalla voce comune, dal modo di parlare comune, ma chi fa il miracolo è Dio, non la persona, l’uomo. La beatitudine di Maria, quella donna non l’aveva considerata, ed era questa: che aveva sempre fatto la volontà di Dio. E questa volontà di Dio, questa beatitudine, possono farla, ottenerla tutti: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». Maria aveva ascoltato: «Ecco l’ancella del Signore, sia fatto di me come hai detto» (Lc 1,38). E questa beatitudine è aperta a tutti, può conseguirsi da tutti e cioè: il compiere quello che Iddio vuole. Meditare la parola di Dio, farla nostra, accettarla, questo ci rende beati, cioè dà tranquillità sulla terra e dà felicità in cielo. Chi compie la volontà di Dio, anche che non debba fare un sacrificio, chi compie la volontà di Dio, anche che non sia ben capito e magari vi siano mormorazioni intorno a lui, chi compie la volontà di Dio e tuttavia vi sono impedimenti per cui umanamente sembra che tutte le cose vadano a male, ecco, non vi è da meravigliarsi, ma intanto l’anima, facendo il volere di Dio, aumenta i meriti e si accresce la gloria del paradiso: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». E Gesù voleva dire a quella gente maliziosa, a quei farisei che lo accusavano, quindi interpretavano in male ogni sua parola e venivano fino a dire che egli era il principe dei demoni e che quindi cacciava i demoni, Gesù disse chiaro: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Ascoltavano maliziosamente per metterlo, così, come alla prova e trovare ragioni per condannarlo, accusarlo. «Beati quelli che ascoltano la parola di Dio». Ma ci sono quelli che l’ascoltano per metterla in pratica e vi sono quelli che l’ascoltano per forza perché non possono andare via dalla predica e non possono fare a meno di andare a catechismo. Ma beati quelli che l’ascoltano volentieri e vengono a fare i loro propositi e quindi mettono in pratica quello che è stato insegnato. Questa è la beatitudine. Maria ebbe una beatitudine sua particolare in quanto Dio si è servito di lei per l’incarnazione del Figlio di Dio. L’ha eletta, questa vergine, per Madre del Figlio suo, il Padre celeste. E questo è liberalità e bontà di Dio, il quale Dio l’aveva anche preparata, fin dalla concezione, immacolata. Ma quello che era il maggior merito, quello in cui bisognava certamente considerare come merito di Maria, vera beatitudine di Maria, beatitudine conseguita da Maria: la volontà di Dio, e cioè: ascoltar la parola di Dio e praticarla, sì. E se Maria non avesse detto il “sì” all’Annunciazione, non avesse ascoltato l’ambasciata dell’angelo che parlava in nome di Dio, non avrebbe fatto la volontà di Dio. Ma l’ha fatta ed ecco che è diventata Madre di Dio, ecco che fu eletta ad accompagnare il Figlio di Dio incarnato durante la sua vita terrena fino al calvario, fino all’ascensione di Gesù al cielo. Ascoltò la voce di Dio, la parola di Dio, la mise in pratica e fu fedelissima alla sua missione.
Non fu solo fedele, docile nell’accettare la volontà di Dio, nell’ascoltare la parola che veniva da Dio, ma sempre si mantenne in quella disposizione: «Fiat voluntas tua» (Mt 6,10), in ogni caso, fino ai piedi della croce. E allora, l’ultimo atto di un uomo, questo: «Nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Lc 23,46). Accettazione della morte, e andare al Padre celeste, andare a Dio. Così la vita di un’anima delicata, la quale è stata sempre su una linea retta dal battesimo, in cui ha ricevuto la grazia, poi avanti, avanti, l’aumento di grazia ogni giorno, ogni anno, coi sacramenti, con la preghiera, con gli atti di virtù, con la fedeltà ai suoi doveri finché, compìta la corona, ecco, il Signore la prende per il premio: «in reliquo reposita est mihi corona iustitiae» (2Tm 4,8): adesso, la corona di giustizia che mi darà il Signore, giusto giudice. E allora: «laetantes ibimus» (Cfr. Sal 121,1). Andiamo liete alla corona, al premio eterno, quindi alla beatitudine celeste. Oh! Ora imitare Maria nel meditare la parola di Dio, nel farla propria la parola di Dio, nel ricavarne buoni frutti dalla parola di Dio, nel vivere praticando la parola di Dio: «Beati qui audiunt verbum Dei et custodiunt illud».
Il Signore fa sentire a tutti la sua voce, la luce nelle predicazioni, nelle ispirazioni, ecc. Beati quei che l’ascoltano questa parola di Dio, questo invito di Dio, e infelici coloro che non l’ascoltano. «Voi sempre resistete allo Spirito Santo» (Cfr. At 7,51) – diceva S. Stefano ai suoi avversari e agli avversari di Gesù Cristo che non volevano riconoscere Gesù Cristo come Dio, come Salvatore –. Conclusione: amare la parola di Dio, soprattutto portarla in pratica quotidianamente ricordando: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». È il Signore stesso che ci parla, ci invita, ci traccia la strada, ci ispira, ci aiuta con la sua grazia ogni momento perché quella è la saggezza e la sapienza: camminare nella via.

Beato Giacomo Alberione