Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

SAN FRANCESCO DI SALES
E MARIA

 

San Francesco di Sales, vissuto a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento (1567- 1622), fu un grande vescovo e dottore della Chiesa. San Paolo VI, che aveva una particolare venerazione per questo santo, lo definì «Dottore dell’amore divino e della dolcezza evangelica». Dolcezza è infatti il termine che caratterizza il suo insegnamento e il suo tratto umano, sempre cortese e amorevole, ma era in lui unita alla fortezza perché – scrive ancora Paolo VI – «la dolcezza nasce da chi è forte». La sua vita e la sua opera hanno influenzato notevolmente la spiritualità cristiana della sua epoca e dei secoli successivi. Basti solo citare san Giovanni Bosco che a lui si ispira per il suo metodo educativo e lo sceglie come patrono e titolare della sua congregazione salesiana. Era il santo preferito anche dal beato papa Giovanni Paolo I che lo considerava un modello al quale ispirarsi continuamente. La figura e l’insegnamento di san Francesco di Sales sono molto importanti anche per don Alberione, che condivide col santo savoiardo anche alcuni elementi caratteriali: l’essere focoso, deciso, ma che impara col tempo a controllarsi e a diventare dolce. Il santo vescovo, spinto da uno “zelo quasi infinito” per Dio e per le anime, nella sua vita si fa tutto a tutti con la preghiera e con l’azione. È predicatore instancabile, guida spirituale per molte persone che segue con una fitta corrispondenza, scrittore di capolavori di spiritualità molto apprezzati ancora oggi. Senza dimenticare che è uomo di dialogo con i protestanti, riuscendo a riportare all’unione con Roma più di settantamila persone in una sola provincia francese. A tutti, qualunque sia il loro ceto sociale e la condizione di vita, san Francesco di Sales propone un cammino di santità: essere pienamente di Dio nella vita quotidiana con semplicità e umiltà. Questa è per lui la “vera devozione”. Anche don Alberione usa questo termine, mentre oggi esso ha un senso piuttosto dispregiativo, come qualcosa per ignoranti e sempliciotti. «L’amore di Dio – afferma invece il santo vescovo – quando fa che ci eleviamo a Lui con frequenza, prontezza e slancio, si chiama devozione».

San Francesco di Sales e la devozione alla Madonna

La sua storia d’amore con la Madonna inizia ancora prima della sua venuta al mondo quando la madre offre al Signore il suo figlio primogenito nella festa dell’Assunta, sei giorni prima della sua nascita.

L’amore per la Santa Vergine, trasmessogli dalla madre, continua a crescere nella vita di Francesco anche negli anni giovanili, spesso burrascosi, fino a diventare un amore sconfinato. Quando studiava a Parigi nel collegio dei Gesuiti egli usava visitare ogni giorno un luogo, anche solo un altare, dedicato alla Vergine e diceva: «Ogni volta sento che il mio cuore esulta e da ciò intendo che mi trovo in casa di mia madre». Alla Madre celeste rinnovava spesso l’offerta del suo cuore e del suo corpo e si consacrava a Gesù con questa preghiera: «Dio del mio cuore, voglio amarvi con questo cuore che è vostro, con tutto il mio amore che vi offro per le mani della vostra tenera Madre; ricevete, o Vergine Santa, quest’offerta, conservate questo dono, e fate che il mio cuore non abbia altro amore che per il vostro Figlio e per Voi». Verso i 19-20 anni vive una profonda crisi intellettuale e spirituale sulla tematica della predestinazione – argomento molto acceso e conflittuale in quegli anni – arrivando alla convinzione di essere predestinato alla dannazione. Moltiplica allora le preghiere e le penitenze per ritrovare quell’amore di Dio che credeva perduto, ma invano, e si ammala.
Al culmine della prova entra nella chiesa dei Domenicani a Parigi e si prostra, disperato, dinanzi alla statua della Vergine Nera del Buon Soccorso. Depone la sua vita ai piedi della Vergine e le affida ciò che solo conta per lui: il suo amore per Dio. Prega pronunciando un atto di abbandono sovrumano: «Qualsiasi cosa accada, Signore, tu che tieni tutto nella tua mano e le cui vie sono tutte giustizia e verità; qualunque cosa tu abbia stabilito a mio riguardo [...] io ti amerò, Signore, almeno in questa vita, ti amerò qui, o mio Dio, e spererò sempre nella tua misericordia, e sempre ripeterò la tua lode... O Signore Gesù, tu sarai sempre la mia speranza e la mia salvezza nella terra dei viventi». Francesco trova la luce e la pace e si abbandona alla volontà di Dio.
La prova superata gli fa capire che non sono le opere che procurano la salvezza, ma che esse sono un segno di gratitudine e di lode per il dono dell’amore di Dio che solo redime. Ricordando la liberazione ricevuta per mezzo di Maria dirà: «Faccio il mio servizio di ringraziamento, nella corte della mia Regina ». Completati gli studi con il conseguimento della laurea in giurisprudenza a Padova, nel 1593 è consacrato sacerdote, nonostante le aspettative del padre fossero ben altre. Il suo zelo apostolico lo porta, su mandato del vescovo, a farsi missionario presso i cattolici convertiti al protestantesimo e pone il suo operato sotto la protezione di Maria dicendo: «Tu sola, o Immacolata, hai distrutto le eresie di tutto il mondo». Il giorno della festa dell’Immacolata è infatti il giorno più caro della sua devozione mariana e da vescovo la rende festa di precetto per tutta la sua diocesi (la festa liturgica della Concezione era stata introdotta da papa Sisto IV nel 1484 per la sola Roma, mentre sarà estesa alla Chiesa universale nel 1661).
Dopo la consacrazione episcopale, l’8 dicembre 1601, la devozione mariana di Francesco cresce ancora, l’unione con la Santa Vergine è costante in lui tanto che coglie ogni occasione per parlarne ripetendo spesso ai suoi ascoltatori: «Intraprendiamo cose grandi sotto la protezione di Maria poiché se l’ameremo teneramente, essa ci otterrà tutto ciò che possiamo desiderare». E alle suore dell’ordine della Visitazione da lui fondato con santa Giovanna di Chantal diceva: «Poiché avete questa sovrana Vergine per madre, dovete fare grande attenzione ad imitarla». La vera devozione mariana, ci dice san Francesco di Sales, consiste nell’avere un tenero amore filiale per la Madonna cercando di imitarne le virtù. Concludiamo con una preghiera in cui il teologo e l’uomo di grande cultura si rivolge alla Vergine come un bambino che si affida alla mamma, sicuro che lei ha il potere di esaudirlo in tutto.

Ricordati e rammentati,
o dolcissima Vergine,
che Tu sei mia Madre
e che io sono tuo figlio,
che Tu sei potente
e che io sono poverissimo, timido e debole.
Io Ti supplico, dolcissima Madre,
di guidarmi in tutte le mie vie,
in tutte le mie azioni.
Non dirmi, Madre stupenda,
che Tu non puoi,
poiché il Tuo amatissimo Figlio
Ti ha dato ogni potere,
sia in cielo che in terra.
[...] Per l’onore e per la gloria del Tuo Gesù,
accettami come Tuo figlio
senza badare alle mie miserie
e ai miei peccati.
Libera la mia anima e il mio corpo
da ogni male e dammi tutte le Tue virtù,
soprattutto l’umiltà.
Fammi regalo di tutti i doni,
di tutti i beni
e di tutte le grazie che piacciono
alla Santa Trinità,
Padre, Figlio e Spirito Santo.

Maria Angela S.