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SAN BERNARDO
IL CANTORE DI MARIA
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San Bernardo, monaco cistercense del XII secolo (1090-1153), fu proclamato Dottore della Chiesa nel 1830 col titolo di “Doctor mellifluus”. La sua vita e la sua dottrina sono caratterizzate da due grandi amori: un amore “mistico e sponsale” per Gesù Cristo e un tenero amore per la Vergine Maria. Il nome di Gesù è per Bernardo “miele alla bocca, cantico all’orecchio, giubilo nel cuore”. Quando egli parla o scrive del suo Signore, la parola “scorre come il miele” e per questo gli fu attribuito il titolo di “Dottore mellifluo”. A vent’anni Bernardo entra nel monastero di Citaux (“Cisternium” in latino da cui cistercense) nella regione della Borgogna (Francia orientale) dove, pochi anni prima (1098), era sorto un “nuovo monastero” per realizzare una maggiore fedeltà al Vangelo e un’osservanza più stretta della regola benedettina. Nel 1115, a soli 25 anni, san Bernardo viene inviato a fondare un nuovo centro monastico a Clairvaux (Chiaravalle) dove rimarrà come abate per 38 anni fino alla morte sopraggiunta nel 1153. Il santo fu un grande teologo e un grande mistico, scrittore fecondo e uomo d’azione. L’abate di Chiaravalle infatti non si occupò solo della sua comunità, ma creò nuove fondazioni e dovette compiere numerosi viaggi in Francia e in Europa per assistere la Chiesa nei gravi pericoli che la minacciavano e per portare la pace nelle città e tra gli stati. Come scrittore ricordiamo alcune sue opere importanti: le Lettere, le Omelie e i Sermoni, tra cui i celebri Sermoni sul Cantico dei Cantici e i Trattati. I suoi scritti hanno come fonte la Sacra Scrittura, meditata giorno e notte, e le opere dei Padri della Chiesa, dei quali riprende e rinnova la teologia. Per questo da alcuni viene ritenuto “l’ultimo dei Padri” della Chiesa. |
La sua dottrina e il suo insegnamento derivano soprattutto dalla sua esperienza di vita. Bernardo, infatti, assetato di verità e carità, trasmette solo quanto ha sperimentato nella preghiera e nella contemplazione: l’intima e personale conoscenza di Gesù e del suo amore. Il cantore di Maria Bernardo apprende la devozione mariana, dalla madre donna saggia, nobile di casato e d’animo. Col passare degli anni, nella vita da monaco, la venerazione verso la Vergine Madre di Dio diventa un amore tenerissimo proprio da figlio e da innamorato. L’abate medita il mistero di Maria all’interno del mistero dell’Incarnazione, in particolare del tempo di Natale, e canta le lodi alla Vergine con accenti poetici e con immagini vive ed espressive che trae dalla sua esperienza biblica e patristica. Il suo scritto si fa canto, lo stile e il linguaggio sono pieni di calore e di affetto che contagiano il lettore, anche quello dei nostri giorni. Non solo egli prega la Madonna, la supplica ed esalta le sue virtù, ma dialoga con Lei, la interroga e la esorta con confidenza, come fa nel celebre brano che l’Ufficio delle Letture ci propone il giorno 20 dicembre. Bellezza e umiltà in Maria San Bernardo celebra la bellezza di Maria chiamata ad essere Sposa e Madre di Dio. Come afferma il salmista nella sua lode: «Il Signore regna, si riveste di splendore/bellezza» (Sal 92,1), così anche la sua sposa è chiamata a rivestirsi e a partecipare della bellezza divina. Gesù Cristo – scrive infatti san Bernardo – «volle che fosse vergine, per essere da lei immacolata generato immacolato, egli che avrebbe lavato le macchie di tutti; la volle anche umile, per essere da lei generato “mite ed umile di cuore”, egli che doveva manifestare in sé medesimo il modello di queste virtù, modello a tutti necessario e più di tutti salvifico» (Sermone II, 1). Maria, la “piena di grazia”, è tutta bella nel corpo e nell’anima, ma ogni persona – secondo san Bernardo – partecipa della bellezza di Dio nella misura in cui aderisce a Lui cercando solo la Sua volontà. Egli afferma infatti: «Cercare Dio per Lui solo, questo è veramente avere una faccia bellissima». Dopo la bellezza l’abate esalta l’umiltà della Vergine, la virtù che attira su di Lei lo sguardo di Dio e che fa dire al santo: «Dovunque ella si trovi là è il cuore di Dio: i suoi occhi sono fissi su di lei, ovunque guarda all’umiltà della sua serva». L’umiltà è infatti per Bernardo la prima e la più necessaria delle virtù perché è quella che «raccoglie le altre virtù… dopo averle raccolte le custodisce… e conservandole le perfeziona» così che «non sembrano nemmeno virtù senza di quella». Vergine mediatrice di tutte le grazie L’abate di Chiaravalle ha una fiducia sconfinata nella protezione e nell’aiuto della Vergine tanto da affermare: «Dio ha voluto che noi nulla ottenessimo che non passi per le mani di Maria». Come pure: «Tale è la volontà di Colui, che ha voluto che noi avessimo tutto per mezzo di Maria». La devozione alla Vergine Madre è assolutamente necessaria per ogni credente. Scrive infatti il santo: «Guardando più a fondo voi scorgerete con quanto affetto e dedizione abbia voluto che noi onorassimo Maria colui che ha posto in lei la pienezza di ogni bene, sicché se in noi c’è qualche speranza, qualche grazia, qualche speranza di salvezza sappiamo che tutto ciò ci viene da lei che sale ricolma di delizie» (In Nativitate, 6). Maria Angela S. |