Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

Parola del Fondatore Parola del Papa Studio Recensioni Articoli

 

POVERI... RICCHI

 

Carissime Annunziatine,

ogni volta che facciamo un esame di coscienza, guardando i nostri limiti con grande facilità emergono le nostre miserie. Tuttavia è necessario saper vedere anche di quante grazie siamo stati ricolmati dal Signore.
Da sempre l’essere cristiani è un paradosso: di fronte al mondo siamo dei poveri falliti... eppure abbiamo la più grande ricchezza da donare: Cristo Gesù nostro salvatore.
Infatti siamo ricchi della salvezza eterna, che è quel tesoro accumulato in Cielo e che nessuno ci può rubare (cfr. Mt 6,19-21). Ma siamo anche miseri, poiché portiamo questo tesoro in “vasi di coccio” (cfr. 2Cor 4-7-12)! Pur essendo poveri, abbiamo grandi ricchezze da donare al mondo.
Veramente siamo creature di grande miseria, che stride con la potenza salvifica ricevuta e che dobbiamo donare. Inoltre il dono della fede e della grazia che è stato riversato nelle nostre anime ci costringere ad affermare, assieme a san Paolo, che siamo in debito verso tutti (cfr. Rm 1,14). A tutti dobbiamo annunciare e donare Cristo Gesù.

Bisognosi di Dio

Siamo poveri, sempre bisognosi di Dio, poiché la nostra anima ha continuamente sete del Dio vivente (cfr. Sl 42,3) ed insieme abbiamo un debito di carità verso tutti gli uomini.
La nostra miseria stride con il dono che abbiamo da riversare sugli altri. La nostra umanità non solo stona con i suoi limiti, ma talvolta diventa anche un ostacolo alla grazia. Il nostro essere peccatori impedisce una fruttuosa testimonianza evangelica. Se i cristiani fossero più coerenti col Vangelo che professano, la Chiesa crescerebbe di più. Se noi fossimo più santi, cioè più trasparenti della grazia, saremmo testimoni più attendibili dell’amore di Dio.
Tuttavia dobbiamo anche considerare che se avessimo tutte le capacità umane, se fossimo anche senza difetti, non rifulgerebbe «che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2Cor 4,7). Quello che Paolo ha sperimentato in sé e testimoniato con la sua vita vale anche per ciascuno di noi oggi.

Cristo è la vera ricchezza da donare

Se consideriamo quello che siamo oggi come paolini, dobbiamo ammettere che non siamo né all’altezza per studio, ne sufficienti per intelligenza, per non parlare delle nostre scarse capacità... inoltre dobbiamo ammettere che neppure siamo come ci vorrebbe il Primo Maestro, perché non sappiamo allontanane i peccati (grandi o lievi) dalle nostre Case e dalla nostra vita. Eppure pur consapevoli di questa miseria, dobbiamo continuare con stupore a ripetere: “Non solo non ha ritirato i suoi doni, ma quante grazie il Signore continua a donare tramite la nostra miseria”! La Famiglia Paolina ha ancora tanto da offrire agli uomini di oggi. L’ “apostolato stampa” non corrisponde più ai tempi odierni, eppure i paolini hanno un apostolato – con qualsiasi nome lo si voglia designare – che non è mai stato così necessario e attuale. Se guardiamo l’esterno, abbiamo un tesoro “in vasi di coccio”, e pure in cattive condizioni. Ma se guardiamo alla grazia siamo poveri che possono arricchire gli altri. In proposito vale la pena rileggere cosa scriveva un anonimo cristiano verso la fine del secondo secolo, un testo conosciuto come “Lettera a Diogneto” dove così vengono descritti i cristiani: «Si trovano nella carne, ma non vivono secondo la carne. Passano la vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, eppure con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, eppure da tutti sono perseguitati. (...) Sono poveri, eppure rendono ricchi molti; sono privi di tutto, eppure abbondano in tutto» (A Diogneto, 5,8-13).

La tentazione di Pietro: la salvezza “secondo noi”

La vita di coloro che si lasciano afferrare da Cristo continuerà ad essere un paradosso agli occhi del mondo, perché dobbiamo pensare secondo Dio e non secondo gli uomini. C’è una tentazione da cui dobbiamo stare ben lontani: essere di Gesù, ma secondo la logica nostra. È la tentazione di Pietro (cfr. Mt 1621-23; Mc 8,31ss). Quando Gesù inizia a parlare della Croce il discepolo vuole insegnare al Maestro come bisogna agire. Gesù rimprovera ben aspramente Simone invitandolo a seguirlo, piuttosto che a dargli consigli “secondo lui”. Ma quante volte è accaduto nella storia della Chiesa, e anche nella nostra storia personale di procedere allo stesso modo? Chiediamo a Gesù un Vangelo “secondo noi” perché ci sembra migliore, quasi sempre togliendo lo scandalo della Croce. Non è solo Pietro a cadere in questa tentazione. Ogni qualvolta che si vuole “aggiornare” il Vangelo si cade in questa tentazione. Quante volte si sente dire che bisogna aggiornare l’insegnamento della Chiesa, andava bene 2000 anni fa, ma adesso non si può vivere così... bisogna non prendere alla lettera il Vangelo altrimenti gli uomini di oggi non ci ascoltano... Ma così è un “vangelo secondo noi”, che non porta salvezza. Senza lo scandalo della Croce non c’è più il paradosso della vita cristiana.
Cristo è il Divino Maestro e le sue parole sono “Spirito e Vita”, se le addomestichiamo rimane di esse solo un sale insipido. Osserviamo inoltre come Gesù cura la tentazione di Pietro. Il Maestro fa due cose, la prima è pronunciare un rimprovero aspro quanto mai: “vade retro satana”. È il rimprovero più duro che venga fatto ad uno dei discepoli, ed è anche una figuraccia per colui che faceva da “capo” dei discepoli di Gesù. Inoltre Gesù ne approfitta per fare la predica a tutti gli altri. Chi lo segue deve farlo fino in fondo, sino a perdere la propria vita per Lui.
Sfugge la seconda azione del Maestro: sei giorni dopo chiama Pietro, con Giacomo e Giovanni, sul Tabor. Solo loro potranno vedere la luce della Trasfigurazione.
Ancora una volta possiamo imparare come lo stile di Gesù ci mostra la nostra miseria, quasi in modo impietoso, ma poi la ricolma di grazia immeritata e senza misura.
Quando ci lasciamo umiliare da Cristo, seguendolo senza condizioni, egli poi ci esalta nella grazia.
Siamo veramente dei poveretti... ma ricchi dell’amore di Cristo, la perla preziosa per cui vale la pena di vendere tutto (cfr. Mt 13,45-46).


Don Gino