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ELIA LASCIA IL SUO MANTELLO
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Elia, ormai vecchio e stanco, ha bisogno che qualcuno prenda il suo posto.
Dio gli indica Eliseo, figlio di Safat, un ricco proprietario terriero che vive con una confraternita di profeti suoi discepoli. Ed ecco: «Ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto» (1Re 19,16).
L’unzione avviene nel momento della chiamata e questo racconto collega il ciclo di Elia con quello di Eliseo che si conclude alla morte del profeta (2Re 13,20).
Il racconto sobrio e conciso presenta un quadro eccezionale sull’origine e sulla radicalità della chiamata profetica.
«Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va’ e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te”. Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse.

Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio (1Re 19,19-21).

Gettare addosso il mantello

Mentre Eliseo svolge il suo lavoro di agricoltore, Elia gli passa accanto e gli getta addosso il mantello senza proferire alcuna parola. Eliseo comprende la portata del gesto e subito prende posizione. I verbi “lasciò”, “corse dietro”, “parlandogli” indicano la sua comprensione dell’unicità del momento e mostrano la sua risposta decisa. Avendo compreso di avere ricevuto un’investitura specifica, che non ammette titubanze, corre dietro a Elia per domandargli di congedarsi dai suoi.
Elia acconsente alla sua richiesta e gli risponde: “Va’, ma poi torna!” (v. 20). Eliseo «Prese un paio di buoi e li macellò; col legno del loro giogo fece cuocere la carne e la diede alla sua gente perché la mangiasse» (1Re 19,19-21). Il saluto ai suoi sancisce la sua volontà di abbandonare tutto, di voler rinunciare alla sua vita di ricco agricoltore, per vivere al seguito di Elia e al suo servizio.
Gli elementi che caratterizzano il racconto sono tanti e molto densi di contenuto, noi ci soffermiamo sul simbolo del mantello che indica l’originale relazione spirituale del profeta con il discepolo Eliseo.
In questo primo incontro, il mantello gettato sulle spalle di Eliseo è investitura profetica di una persona scelta da Dio.
Elia, infatti, non aveva cercato Eliseo e questi stava svolgendo il suo lavoro quotidiano. «Il mantello è simbolo del carisma profetico; esso è gettato sulle spalle dell’eletto in una specie di investitura divina» (G. Ravasi).
Osserva il cardinale Carlo Maria Martini: «Nessuna parola, nessun tentativo di convinzione, ma solo un gesto violento dal significato chiarissimo. Il mantello è simbolo della persona e, in qualche modo, anche dei suoi diritti. Gettare il mantello su qualcuno costituisce un segno di acquisto, di desiderio di alleanza».
La Bibbia è attraversata da molti mantelli [cfr. F. Castronovo, Il mantello nella Bibbia, www.paoline.it/­blog/bibbia/­2630-il-mantello]. Poiché il mantello veste, protegge, ripara dalle intemperie, esprime una specifica identità (Gen 9,23; Dt 22,12; Dt 27,20; Gv 19,5; At 12,8).
I vangeli ricordano che le persone malate cercano di toccare il lembo del mantello di Gesù per essere guarite (Mc 5,25-34; 6,56, Mt 9,20-22).
Il mantello di Elia è un mantello “speciale” perché è quello con il quale si coprì il volto quando sull’Horeb sperimentò la presenza di Dio che gli passava davanti. Questo mantello è memoria e simbolo di quando riconobbe Dio nella voce di un silenzio sottile o svuotato. Gettandolo sopra Eliseo mentre gli passa accanto e senza pronunciare parole, di fatto, gli trasmette l’incontro con Dio che gli avrebbe cambiato la vita.
La ricchezza simbolica del mantello, congiunta al verbo “passare” indica un movimento di avvicinamento e il successivo di allontanamento, dove il mantello da semplice indumento diviene memoria e simbolo di un dono dello Spirito da trasmettere.
Elia, dopo essersi allontanato dall’Horeb dove riconobbe Dio senza vederlo, ora incontra Eliseo sul quale getta addosso il mantello della “memoria” del volto di Dio; quando sale al cielo glielo lascia perché sia segno vivo della sua presenza profetica nel futuro.
Questa concatenazione di vicinanza e allontanamento nel segno del mantello a noi richiama la trasmissione del “carisma” la cui origine è in Dio, si svolge nella storia in continuo cambiamento tramite le persone che Lui sceglie accuratamente, perché lo rendano vivo nel loro tempo.

Elia trasmette il suo Spirito

Elia in cammino con Eliseo verso Gerico per la terza volta (2Re 1,2.4.6) lo invita a lasciarlo andare da solo: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al fiume Giordano». Eliseo, intuendo che il Signore lo avrebbe preso con sé, rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò!» E tutti e due si incamminarono.
Giunti alla riva del fiume Giordano, Elia prese il mantello, lo arrotolò e con esso batté le acque del fiume: esse si divisero di qua e di là, e i due profeti, rivivendo l’esperienza dell’Esodo, che lascia alle spalle il passato per aprirsi al futuro, passarono il fiume a piedi asciutti.
Giunti all’altra riva, Elia disse ad Eliseo: «Chiedi quello che desideri, prima che io sia portato via. Che i due terzi del tuo spirito passino a me» rispose Eliseo, il quale cosciente di dover prendere il suo posto si comporta come il figlio primogenito cui il padre concedeva due parti di eredità (cfr. Dt 27,12).
Elia soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà. E mentre parlavano, un turbine si interpose tra loro, ed Elia salì al cielo nel turbine, come su un carro di fuoco trainato da cavalli di fuoco, mentre Eliseo gridava: «Padre mio, padre mio, guida del popolo d’Israele!».
La richiesta esigente di Eliseo si sarebbe realizzata soltanto a patto che sapesse “vederlo quando sarebbe stato lontano da lui”. Il testo non specifica se e come, quando Elia scompare nel cielo sul carro di fuoco, Eliseo lo vede con gli occhi fisici!
Il testo però precisa che raccolse il suo mantello, segno che l’investitura profetica ricevuta al momento della chiamata prende pienamente corpo nella sua persona. Elia vive in lui. Eliseo eserciterà il carisma profetico dopo l’assenza del maestro e al suo posto, facendo permanere il suo spirito profetico nella storia.
Con questo “mantello” segno dello Spirito e della forza di Elia, dopo aver compiuto il suo “Esodo”, Eliseo ritorna in Israele, dove sarà riconosciuto erede e successore del suo grande maestro e profeta. Infatti «Quando egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, e le attraversò». Lo Spirito profetico di Elia posato su di Lui l’avvolge come un mantello. I figli dei profeti di Gerico dicono: «”Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui!».
Come leggere questo racconto dove si parla di “carro di fuoco” e di “cavalli” con un linguaggio simile a racconti popolari? Significa che la profezia di cui Elia è figura esemplare, non scompare con lui ma resta nella storia. La parola di Dio accompagna la storia umana e si incarna in sempre nuovi profeti. Il cuore del racconto dell’ascensione di Elia più che enfatizzare la sua salita al cielo si concentra su Eliseo sul quale Elia trasferisce il suo spirito.
Eliseo posto da Dio e servizio di Elia e suo fedele discepolo, avendo ricevuto l’investitura profetica, renderà vivo il “mantello (carisma) di Elia” con le sue caratteristiche personali.
Al contrario del maestro definito “fiamma che bruciava” (Sir 48,1) la sua persona e la sua azione è caratterizzata non dal “fuoco” che avvolge Elia, ma in base al suo carattere più pacato, da simboli miti e familiari: il mantello, l’olio, la casa, il sale, le pentole, il legno, la luce, elementi simbolici che si ritrovano nei racconti che caratterizzano il ciclo di Eliseo.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

1) La chiamata di Eliseo ricorda le chiamate di Gesù a seguirlo che non ammettono tentennamenti, indecisioni, ripensamenti. Rileggi i relativi testi (1Re 19-21; Mc 1,16-20; Lc 5,27; Lc 18,22) e nota le somiglianze di parole, di verbi e le diversità, che pure vi sono. Che cosa ti colpisce di più?

2) Elia per tre volte rimanda indietro Eliseo (2Re 1,2.4.6) ma questi fedele al suo maestro non lo abbandona nel momento della sua fine. Insieme passano il fiume Giordano vivendo un’esperienza di Esodo. Eliseo, con la forza del mantello di Elia, la ripete per tornare nella vita ordinaria. Che cosa ti suggerisce per la tua vita spirituale l’Esodo di Eliseo, vissuto con il mantello di Elia?

3) Il carisma profetico di Elia cui il mantello è simbolo passa al discepolo Eliseo, perché questo carisma resti vivo nella storia. Rifletti sul carisma che Il Signore concesse ad Alberione e da questi trasmesso a noi Famiglia Paolina. Nel 1957 ai capitolari della Società San Paolo, diceva: «In nome di Dio, l’Istituto viene rimesso nelle vostre mani, che sono buone mani. L’Istituto qual è: con il suo essere, ricchezze, difficoltà, difetti, finalità, membri». Don Luigi Zanoni, suo primo successore, in occasione della sua morte commentava: «Queste parole oggi sono rivolte a tutti noi. Egli si ritira e ci lascia la sua eredità. Egli si fida di noi: “l’Istituto viene rimesso nelle vostre mani che sono mani buone”» (30 novembre 1971). Come senti oggi questa consegna?

Suor Filippa Castronovo, fsp