Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

AMMALARSI

 



Il mese di febbraio con la Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio) ci invita a considerare una delle esperienze più forti della vita, di cui faremmo volentieri a meno. La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno dello star bene e in quello dello star male. Preferiremmo tutti servirci del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino di quell’altro paese.
Nel libro “Ammalarsi”, della casa Editrice Cittadella, gli autori LAMERI ANGELO e SANDRIN LUCIANO, percorrono i vari sentieri di questo paesaggio: quelli della sofferenza e quelli della cura, della fragilità, della vicinanza, dell’ascolto. Primo passo è quello del so-stare accanto al malato, cercandone il suo autentico valore. A volte infatti si fa visita ad un malato per sentirci meglio, per fare quattro chiacchiere, per tacitare un sottile senso di colpa, per avere qualcuno che ascolta in silenzio le nostre prediche.
Analizzare le motivazioni fa bene alle relazioni e rende più autentico il nostro dialogo. La nostra prossimità con la capacità di trasmettere fiducia è già una cura, è un sostenere i familiari del malato, è una via preziosa per annunciare il lieto annuncio se non si scivola nell’errore dei quattro amici del sofferente per eccellenza: Giobbe.
Diverse sono le piste, quali la narrazione: narrando, narrando si guarisce. Anche nel senso più ampio del termine: non si tratta di guarire dalla malattia ma nonostante la malattia; ancor più, grazie ad essa. Il dialogo infatti, fatto di sguardi, di sorrisi, di gesti, fatto di parole ma ancor più di ascolto, genera la speranza. Nella seconda parte del libro si considerano i gesti della cura a partire dal Vangelo e dagli atteggiamenti propri di Gesù. Gesù guarisce con gesti e parole, con la prossimità delle mani, suscitando l’adesione di fede di quanti si accostano a lui, inviando poi i discepoli nel mondo li invita a fare altrettanto. Un capitolo è dedicato ai gesti e ai sacramenti della pastorale degli infermi: Penitenza, Viatico, Unzione

degli Infermi, imposizione delle mani e invocazione dello Spirito.
La tradizione cristiana poi conosce innumerevoli forme di espressione per invocare l’aiuto di Dio, la Benedizione di Cristo, la consolazione dello Spirito Santo. La pietà popolare, i Pellegrinaggi ai santuari Mariani, il ricordo di immagini, oggetti portati come segno di devozione e protezione, immersioni in acqua benedetta, unzione con oli, voti.
Di queste espressioni si può anche sorridere, si può manifestare perplessità e dubbio, ma non si possono assolutamente disprezzare o giudicare con superiorità. Come scriveva san Paolo VI «la pietà popolare manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere».

Rosaria G.