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CON MARIA MADRE DELLA CHIESA

 

Carissime Annunziatine,

quando vi giungerà questa Circolare, finalmente si potrà partecipare alla Celebrazione Eucaristica, accostarsi al Corpo di Gesù … dopo un così lungo digiuno eucaristico. Alcune sorelle hanno avuto la grazia di ricevere l’Eucarestia: ringraziamo il Signore! Altre erano impossibilitate – come la maggior parte dei fedeli – ma il Signore non ha dimenticato nessuno, anche se per un po’ di tempo il “pane del cammino” è mancato. La Chiesa in Italia e nel mondo intero si è fermata, le Celebrazioni Pasquali sono saltate… sembra sia stata una lunga quaresima! Perché questo? Lo sa il Signore! Confidiamo in Dio e continuiamo a camminare verso la mèta, cioè verso il Paradiso, senza lasciarci distrarre dalle difficoltà del cammino.

Il Signore non abbandona nessuno, stringiamoci ancora di più a Lui, lasciamoci istruire su tutte le cose che lo riguardano scrutando le Scritture come i Discepoli di Emmaus, per riconoscerlo nell’Eucarestia … sino a diventare noi stessi “corpo eucaristico”. Partecipare alla Messa è – deve essere! – questo lasciarci “eucaristizzare”.

Madre di Gesù, Madre della Chiesa

Cosa meditare e come vivere in questi tempi così particolari? Stringendoci a Maria nostra Madre! Come hanno fatto i discepoli nei primi giorni della Chiesa... Maria Madre di Gesù, dopo la Resurrezione, è diventata Madre della Chiesa (celebreremo questa memoria il giorno dopo Pentecoste). È dono straordinario, inaspettato, di pura grazia, ma umanamente anche Maria ha dovuto crescere in questo “ufficio” di Madre nostra. Una madre, giorno per giorno, nutrendo, accudendo, vestendo, coccolando i suoi figli, impara a fare e ad essere mamma dei suoi bimbi. Anche la santa Vergine ha imparato questo seguendo i figli “nuovi” – Giovanni e tutti gli Apostoli… e poi i discepoli e le discepole di tutti i tempi – così come aveva fatto con Gesù. Ma non c’è maternità senza sofferenza.

Le parole «a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,35) dette da Simeone presso l’antico Tempio, acquistarono nuovo significato.
Quando furono pronunciate divennero preoccupazione per il futuro del piccolo Gesù (con la fuga in Egitto) ed infine si realizzarono sulla Croce. Dopo la Risurrezione, presso il nuovo Tempio (“in Spirito e Verità” cioè la Chiesa), diventarono preoccupazione per coloro che il Figlio suo le aveva affidato dalla Croce. Premure per la fede e per l’unità, preoccupazioni per le persecuzioni e per l’evangelizzazione… tutto questo fece dilatare il cuore materno di Maria. La predicazione degli Apostoli ha il fine di far entrare tutta l’umanità nella Chiesa… e quindi anche che tutti gli uomini abbiano Maria per Madre. Quelle parole si realizzano anche oggi e sono preoccupazione e cura materna anche per la nostra salvezza e per quella di tutti gli uomini. Nel Nuovo Testamento non abbiamo parole di Maria per esprimere le sue preoccupazioni, ma potremmo prenderle in prestito da San Paolo: «… il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese» (2Cor 11,28).

Gesù segno di contraddizione

Imitando Maria, in questo mese a Lei dedicato, questi assilli e preoccupazioni per ogni anima, dovrebbero diventare anche nostri. Imitando la maternità universale di Maria non ci si può chiudere nel proprio orticello, ma bisogna allargare il nostro cuore al mondo intero. «Abbiate sete di anime. Questa sete, la quale è di un genere speciale, nasce nei cuori puri, particolarmente nasce in quelle anime le quali hanno bene la devozione a Maria, bene la devozione al Divin Maestro» (Alberione, PD 1961, 6, 128). Ma perché questi assilli, se Gesù è risorto, perché ancora preoccupazioni dopo aver celebrato la Pasqua di Gesù? Perché in questo mondo Cristo è sempre «segno di contraddizione» (Lc 2,34). La contraddizione, che confonde i pensieri e i cuori, si manifesta quando, ascoltando la sua voce di Buon Pastore, Gesù ci invita a seguirlo per la via della Croce, è lì che sono «svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,35). La folla vuole seguire quando Gesù moltiplica i pani… ma non quando chiede di cibarsi di Lui (“sono parole dure”) e di seguirlo sulla via della Croce. Quando si manifestano le prove nella storia, il Cuore Immacolato di Maria, trafitto dall’amore divino per gli uomini, ci viene svelato come Madre della Chiesa e dell’Umanità. Anche i nostri pensieri sono svelati perché, a quanti lo riconoscono «ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12) e sono accolti nel suo cuore materno.
Ma Maria attende anche quei figli che ancora non hanno accolto la Parola di salvezza e che sono ancora lontani. Anche per loro prega, invoca lo Spirito e attende con amore... I suoi assilli sono per i figli che le sono vicini, ma anche per quelli che sono ancora lontani. Preoccupazione per Stefano che viene martirizzato, ma anche assillo per Saulo (e quelli come lui lungo i secoli) che ancora sfuggono al richiamo di Gesù, eppure sono già amati da Dio e faranno parte della Chiesa.

Il tempo della Chiesa è misericordia

Cosa significa imitare Maria? Vuol dire pregare senza mormorare, non giudicare lasciando il giudizio a Dio. Vuol dire invocare la grazia che tocca i cuori e salva l’insalvabile. Il Vangelo di Giovanni ci ricorda: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito … non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,16-17). Come potrebbe la Madre di Gesù non amare chi è amato dal Padre e per cui il suo Figlio ha effuso il suo sangue? Maria è madre che non giudica i figli che Gesù le ha affidato: li ama! Dobbiamo imitare Maria Maestra e Regina degli Apostoli, perché ci insegna con l’esempio come ha amato Gesù. Il tempo della Chiesa non è quello del giudizio, ma della misericordia. Come si può dire di essere discepoli di Maria e giudicare, e non pregare perché tutti siano salvi?

Don Gino