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COME FIORI SULL'ALTARE

 

Carissime Annunziatine,

il mese di febbraio quest’anno è come incastonato tra due date: la festa della Presentazione al Tempio (e 24ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata) e il Mercoledì delle Ceneri che segna l’inizio della Quaresima. Prendo spunto da una indicazione liturgica: in Quaresima non si mettono più fiori all’altare sino a Pasqua, per esprimere con questa assenza il tempo penitenziale. La Presentazione al Tempio oltre al suo stretto legame con il mistero natalizio dell’Incarnazione, la celebriamo con una particolare attenzione alla Vita Consacrata.

L’altare va adornato

Perché si mettono i fiori sull’altare? Qui bisogna essere insieme pratici e simbolici. Servono per decorare, per rendere colorato e festoso ciò che si adorna con essi, ma sono anche simbolo di offerta a Dio. L’altare cristiano è insieme due realtà: una mensa a cui accediamo per fare comunione tra noi e con Dio; ma anche un luogo di sacrificio ove offrire in modo completo a Dio. Consacrato significa “offerto” “reso sacro”, cioè tutto di Dio. Per questo l’offerta migliore è l’olocausto, dove non rimane nulla poiché tutto sale a Dio in offerta. Anche i fiori si mettono sull’altare in questo duplice modo, per rendere festosa la mensa e come offerta di primizia tutta per il Signore. Uno dei miei insegnanti di Liturgia insisteva che sull’altare si dovrebbero mettere solo fiori recisi e non piante con la terra. Personalmente sono più elastico nella prassi, ma sul significato devo dargli assolutamente ragione. Ciò che è posto sopra l’altare viene dato al Signore, non è più nostro e non appartiene più alla terra, ma al Cielo. Il Paradiso è ricolmo di fiori e frutti (bellissimo ed esemplare il catino absidale della Basilica di san Paolo, Cristo e gli Apostoli posano i piedi su un tappeto fiorito). Se mettiamo dei fiori con la loro terra sull’altare, vuol dire che poi li porteremo via, quindi non sono totalmente offerti al Cielo.

Fiori simbolo della nostra offerta

I fiori recisi posti sull’altare – sia che lo consideriamo come mensa che come luogo del sacrificio – ci ricordano quello che sono le offerte fatte a Dio, e in modo particolare le anime consacrate. Appartengono a Dio e non più alla terra, inoltre debbono essere un sacrificio gradito. Maria e Giuseppe che offrono Gesù al Tempio… quella sì che è un’offerta gradita a Dio. Anche noi dobbiamo sempre chiedere che Maria ci prepari e ci offra a Dio Padre in modo che la nostra offerta sia gradita. E in qualche modo continui simbolicamente e misticamente l’offerta fatta al Tempio di Gerusalemme da Giuseppe e da Maria. Maria è “il fiore” della creazione che rallegra la Trinità, ma anche Gesù è il fiore dell’umanità offerto e pienamente gradito al Padre. Un fiore è quella parte della pianta che serve a generare semi e frutti. In realtà è solo una promessa, non tutti i fiori diventeranno frutti e semi. È una promessa di bellezza e fragilità di ciò che dovrà diventare. I fiori recisi sull’altare non possono più diventare frutti o semi… eppure sono offerta gradita a Dio. E cosa è un’anima consacrata se non un fiore posto sull’altare che non avrà fecondità terrena, ma poiché è gradita a Dio porta frutti celesti? Per questo i Martiri sono considerati come fiori recisi sulla terra, ma che portano frutto e rivelano la loro fecondità spirituale in cielo.

L’altare spoglio

E viene il tempo in cui l’altare è spoglio di fiori e di ogni decorazione. La Quaresima è il tempo in cui non si vede più il fiore offerto nella sua fragile bellezza. Quando i fiori seccano o appassiscono vengono tolti dall’altare e nessuno (tranne il sacrestano) si preoccupa di dove vanno a finire. Dopo l’offerta viene la croce che mette alla prova la fede: non si può né vedere né comprendere con occhi terreni. I Martiri prima di essere liturgicamente celebrati sono semplicemente sepolti, come fiori recisi e buttati nella terra. È bello leggere nella “legenda aurea”, circa la morte di Maria, che quando arrivano gli Apostoli per onorare la tomba di Maria non trovano il corpo ma soave odore di fiori: quel profumo attesta che la morte è vinta e quel corpo del tutto gradito alla Trinità non è rimasto prigioniero della terra ma è salito al Cielo perché ormai tutto di Dio. È bello vedere nei fiori sull’altare la nostra offerta e la nostra vita donata a Lui. In quanto offerta a Dio sull’altare è solo per Lui. Nessuno può averne parte: tutto il profumo dei fiori che sale a Dio non è per le creature (vale lo stesso che per l’incenso). Ma il profumo che ascende verso il cielo effonde all’intorno la sua fragranza. Il primo apostolato è il profumo che l’apostolo diffonde attorno a sé, il profumo di Dio che trasuda dalla sua vita.

Come fiori offerti sull’altare

Così deve essere della nostra vita di consacrati. Siamo anime offerte al Signore come fiori posti sull’altare. Ci vuole fede per capirlo: almeno altrettanta fede come per capire che i Martiri non sono dei falliti, ma viventi e trionfanti in Dio. Anche per la nostra vita non possiamo solo vedere il giorno in cui proclamiamo i voti con gioia (e anche tanti fiori…). Viene anche il giorno in cui vediamo i fiori appassire, quando la nostra vita quotidiana diventa monotona e non si vedono che fragilità e fallimenti. Viene anche il giorno in cui l’altare rimane spoglio, e i frutti non si vedono ancora. Come dice san Paolo siamo morti, nascosti con Cristo nell’attesa che sia rivelato quello che saremo (cfr. Col 3,1-4). I fiori recisi posti sull’altare sono segno dell’offerta gradita che pur essendo offerta totale a Dio, con la loro bellezza e con il loro profumo riempiono di fragranza e di colori tutto attorno a sé. Così è di ogni anima consacrata, riempie il mondo del profumo dell’offerta, pur essendo recisa dalla terra, e senza allontanarsi mai dall’altare. Viene poi anche il tempo dell’altare spoglio quando non si vede e non si sente nulla, poiché tutta la nostra speranza è nel Signore. Passata la Quaresima verrà ancora il tempo in cui altri fiori adorneranno l’altare e spanderanno intorno il loro profumo. Dio provvederà.

Don Gino