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MARIA UN NOME PER TUTTI,
PIENA DI GRAZIA PER DIO

 

Il racconto dell’annuncio a Maria, riguardo la nascita di Gesù, è molto noto. Convinte, comunque, che la Parola di Dio è una sorgente di acqua viva, che rimanendo sempre la stessa, nel suo scorrere come acqua di un ruscello, si rinnova continuamente, vogliamo leggere questo testo come se fosse la prima volta. Con occhi nuovi! Per scorgervi una parola per noi, oggi. La storia di Maria, come quella di ogni vocazione, proviene da molto lontano ed ha un suo svolgimento dinamico. Nel piccolo villaggio di Nazareth, Maria si prepara, come molte altre giovani credenti, a vivere il suo futuro, secondo la fede ebraica. Promessa sposa a Giuseppe, sogna la sua nuova famiglia. Non sa ancora che Dio l’aveva preparata, fin dall’eternità, per un sogno grande ma realizzabile. Glielo svela l’angelo con il particolare saluto: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28) e con l’incoraggiamento «Non temere Maria perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Maria ha un nome nuovo, che non conosceva: “piena di grazia” cioé “colei che ha trovato grazia”. Un saluto che la turba. Maria conosceva le Scritture e sicuramente avrà ricordato l’invito alla gioia proferito dai profeti per incoraggiare il popolo e prepararlo ad accogliere la salvezza di Dio, ormai vicina (cfr. Sof 3,13-16; Zc 2,14) e l’incoraggiamento a non temere diretto ai chiamati a una missione speciale. Il nuovo nome, noto a Dio e ora a lei, esprime come Dio la vede, come la vuole e in quale posizione si trovi dinanzi ai suoi occhi. La sua benevolenza (grazia!) l’avvolge in misura così straordinaria da costituire la sua identità personale. Maria, colma di grazia, dovrà essere canale di grazia! Maria può gioire di questa benevolenza, perché Egli è con lei e la renderà capace di compiere ciò per cui l’ha sognata. Questa presa di coscienza sicuramente colpisce il suo cuore e lei “piena di grazia”, “colei che ha trovato grazia” risponde in maniera ottativa (verbo che esprime un forte desiderio!): “avvenga”, cioè “sia proprio così”. Maria manifesta il desiderio profondo che il progetto di Dio su di lei si realizzi. Gli esegeti hanno notato che la risposta di Maria è gioiosa! La sua adesione alla volontà di Dio non è rassegnata e il suo sì è pieno, totale, gioioso. La gioia esprime la certezza di essere

nelle mani di Dio! D’altra parte, l’adesione profonda è fonte di gioia ed essa è il frutto dell’adesione “senza se e senza ma”. La volontà di Dio su di lei si personalizza: Maria desidera questa volontà, la respira, si nutre di essa. Cresce in questa volontà che ormai è un tutt’uno con la sua persona. Dio a Maria dona la gioia che appaga i suoi desideri e si esprime nel servizio. Nel canto del “Magnificat”, Maria, raccoglie e sintetizza, in una singolare polifonia, tutte le lodi delle donne bibliche. Lei nuova Miriam, esalta Dio che ama compiere “nuovi Esodi” per portare i suoi figli dalla schiavitù alla libertà di servire lui. Gesù, che significa “Dio salva”, che prenderà dimora nella sua persona, sarà il nuovo Mosè che libererà il popolo dalla schiavitù del peccato molto più pericolosa di quella egiziana.

Maria, piena di grazia, serva del Signore

La risposta: “Eccomi sono la serva” è unica in tutto l’Antico Testamento. Il termine “servo”, titolo di onore, è attribuito agli uomini o anche al popolo di Dio, mai a una donna. Il servo di Dio sta in una posizione particolare dinanzi a Dio: è suo amico, confidente, inviato… Maria, “serva del Signore” è molto di più che amica o confidente o inviata. È l’Arca dell’alleanza, il Tempio che contiene Dio. È la serva del Signore (1,38) ma anche la madre del Signore (1,43). Sorprende il fatto che Maria, in quanto donna, diversamente da altri chiamati (uomini), esprima il suo personale assenso. Impegnandosi in prima persona, definisce la sua identità davanti a Dio! Tre sono i nomi di Maria in questa narrazione: il primo, “Maria”, è il nome donatole dai suoi genitori che la identifica presso coloro che la conoscono. È un nome che anche altre ragazze del villaggio potevano avere. Il secondo è quello con il quale l’angelo di Dio si rivolge a lei: “piena di grazia”, un nome esclusivo che vale solo per lei e indica chi è lei per Dio. Il terzo, infine, “serva del Signore” è quello che Maria si attribuisce, valutandosi agli occhi di Dio. Questo è il nome che Maria si dona e con esso esprime come si comprende davanti a Dio che l’ha riempita di grazia e come intende compiere il suo pellegrinaggio terreno nella perfetta adesione di fede alla sua missione.

Il valore del “come”

Nel dialogo con l’angelo, Maria, giovane disincantata, presenta la sua personale situazione di promessa sposa, nell’impossibilità di divenire madre subito: «Come è possibile…». Alle obiezioni ragionevoli di Maria, segue la risposta paradossale dell’angelo. Maria, proprio ora, e non quando sarà sposa di Giuseppe, diverrà madre e il concepimento avverrà per opera dello Spirito di Dio. Per questo l’angelo afferma: «Niente è impossibile a Dio». Nel cuore di Maria sarà risuonata la frase: «C’è forse qualcosa di impossibile a Dio?» (Gen 18,14), che i tre angeli rivolgono a Sara che, data la sua età, rise dinanzi alla promessa di Dio circa il figlio tanto atteso. Nel domandare: «Come è possibile questo…?», Maria esprime certamente la sua costernazione ma, a differenza di Sara, vive la certezza che dinanzi a Dio non esistono situazioni impossibili e non hanno senso i “perché”: perché questo o perché a me. Comprende che a Dio si può soltanto domandare il “come” poter vivere la Sua volontà in questa situazione. “Come è possibile”, fammi, cioè, capire perché possa vivere fino in fondo la tua volontà. Il “come per capire” è una squisita forma di ascolto e di fede che rende capaci di collegare i vari eventi e di confrontarli per scorgere il filo rosso della storia che Dio intesse nella propria vita.

L’angelo partì da lei

Appena Maria pronunciò il suo sì disponibile e gioioso «E l’angelo partì da lei» (Lc 1,38). Come mai non le rimase accanto per aiutarla a rispondere a tutti i “come devo fare” che la vita le avrebbe presentato? L’angelo non è rimasto con lei, ma Maria aveva ricevuto il segreto per affrontare le difficoltà che si sintetizza nella domanda: «come è possibile?». Maria, che al momento dell’annuncio imparò ad abbandonare le sue attese, si rese disponibile e pronta in ogni occasione ad investire se stessa nel progetto di Dio su di lei, che mano a mano le si dischiudeva.
Il suo “come è possibile” coincide con il suo desiderio di capire bene per obbedire in profondità. Il suo è il come di chi si fida radicalmente. Quante volte si sarà posta questa domanda perché la sua fede non è cieca e grazie al suo coraggioso domandarsi “come è possibile” da Nazareth giunse fino al Calvario. Anzi, dallo stupore giovanile di Nazareth a quello di Betlemme, al viaggio verso la montagna in una città di Giuda per incontrare, piena di entusiasmo, Elisabetta; a Gerusalemme dove il fanciullo Gesù si smarrisce e lei non comprende il suo atteggiamento; a Cana dove provoca Gesù ad anticipare la sua ora e dove pronuncia le ultime parole che il Vangelo riporta, quando ai discepoli suggerisce: «Qualunque cosa vi dica fatela» (Gv 2,5). Nella maturità degli anni si ritrova di nuovo a Gerusalemme sotto la croce e, dopo la risurrezione, nel Cenacolo ad attendere con gli Undici e altre donne lo Spirito promesso da Gesù. L’anziano Simeone le predisse che una spada le avrebbe trafitto il cuore (Lc 2,35). Che cosa è questa spada se non la parola di Dio, spada a doppio taglio, che le rese possibile il suo pellegrinaggio di fede? Maria fu trafitta dalla Parola ascoltata, come Gesù le riconobbe quando precisò che sua madre è beata perché ha ascoltato la Parola e l’ha messa in pratica (Lc 8,21). Quale, allora, insieme al “come è possibile”, il metodo di Maria nel realizzare la sua vocazione?
L’angelo prima di partire le assicurò che l’ombra di Dio l’avrebbe protetta. L’ombra non è luce piena, anzi, è oscurità. Maria dovrà gestirsi da sola, rimanendo in profondo ascolto nel “come”. Luca racchiude i racconti dell’infanzia con questa considerazione: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole (mettendole insieme, confrontandole) nel suo cuore”. Avviene alla nascita di Gesù, quando i pastori se ne vanno lodando Dio (2,19) e nel ritrovamento di Gesù nel Tempio (Lc 2,51b). Maria non ha capito subito tutto, a maggior ragione i particolari, ma non lasciava cadere nulla di quello che non comprendeva; al contrario, lo conservava (teneva a caldo, custodiva gelosamente) e lo rendeva motivo di ricerca profonda e paziente, mentre compiva il suo pellegrinaggio. Ecco la via che seguiva per attualizzare il “come è possibile” nei vari avvenimenti.

Esempio sublime di consacrazione

«Così si rivela che lei nella Parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi rientra con naturalezza. Ella parla e pensa con la Parola di Dio; la Parola di Dio diventa parola sua, e la sua parola nasce dalla Parola di Dio. Così si rivela, inoltre, che i suoi pensieri sono in sintonia con i pensieri di Dio, che il suo volere è un volere insieme con Dio. Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio, ella può diventare madre della Parola incarnata. Infine, Maria è una donna che ama. Come potrebbe essere diversamente?» (cfr. Benedetto VXI, Deus caritas est, 41). Maria, in effetti, è esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a Dio. Scelta dal Signore, il quale ha voluto compiere in Lei il mistero dell’Incarnazione, ricorda ai consacrati il primato dell’iniziativa di Dio… La vita consacrata guarda a Lei come a modello sublime di consacrazione al Padre, di unione col Figlio e di docilità allo Spirito, nella consapevolezza che aderire «al genere di vita verginale e povera» di Cristo significa far proprio anche il genere di vita di Maria (VC 28).

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

Rifletti sui tre nomi di Maria nel racconto dell’Annunciazione e domandati: le mie scelte da quale riferimento sono determinate:
– da come mi vedono gli altri? Vivo per accontentare, per avere un’immagine rispettabile?
– da come mi vede Dio? Cerco in ogni momento di capire e gustare il dono della mia vocazione?
– da come mi comprendo nel progetto di Dio su di me? Assumo i comportamenti coerenti alla mia vocazione?

Suor Filippa Castronovo, fsp