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LA MISSIONE NELLE FILIPPINE

 

A Manila Don Alberione incoraggia la comunità delle Pie Discepole a vivere la missione guardando sempre oltre, per portare “la grazia della luce del Vangelo” a tutte le nazioni (Alle Pie Discepole1963, pp. 50-55).

Quando si è pensato alle Isole Filippine, di mandare personale paolino, questa era l’intenzione: cioè, di mettere in Oriente un posto molto avanzato e, in linguaggio militare, vorrebbe dire: testa di ponte. Nell’Oriente vive più della metà del genere umano: un miliardo e 750 milioni. E tutto qui all’intorno, si può dire, le nazioni son più pagane che cristiane: l’India ha 470 milioni. Vedete quante volte fa la nazione filippina? 700 milioni, la Cina. Quante volte fa le Filippine?
E vedete, fa, 4x7=28, 28 volte, come 28 volte la nazione filippina. E poi c’è il Giappone, e c’è l’Australia, c’è la Nuova Zelanda, c’è Borneo, c’è Formosa e poi un complesso di isole minori [...]. Allora, un posto dove c’è vita cattolica, sebbene anche questa vita cattolica abbia delle deficienze. Ma intanto è sempre un posto dove ci son più cattolici relativamente, come percentuale; poi molte vocazioni; poi gente pacifica. Quindi un centro dove formare Paolini, Paoline e tutta la Famiglia Paolina d’aver poi da mandare attorno, nelle varie nazioni, personale consacrato a Dio, personale preparato per l’apostolato. Quindi si è fatto una grande speranza riguardo alle Filippine, si è vissuti di grande speranza. Oh, dopo quel numero di anni in cui si sono iniziati i lavori, quanti anni son passati? Ma quante avventure! La Società San Paolo, e si può dire, è stata distrutta due volte e anche di più, anche di più di due volte.

E allora adesso che vi è una certa pace, è il momento buono, per quanto si può vedere. E può succedere un nuovo temporale. Siamo nelle mani di Dio, sempre. Ma il Signore tien conto dei desideri, delle intenzioni, come merito; il risultato poi sarà quello che il Signore vorrà darci. Perciò voi siete stabilite in questa nazione per far centro di preghiera per tutta l’azione apostolica missionaria di queste regioni che circondano le Isole Filippine: e l’Australia (in cui devo andare) e il Giappone, Formosa, Cina, India, Nuova Zelanda, Borneo, ecc. Ecco, qui, siete in questo Paese per ottenere le grazie a queste nazioni, la grazia della luce del Vangelo, e che questo miliardo e 750 milioni di uomini possano avere il messaggio della salvezza, arrivare alla salvezza in Gesù Cristo. Ora, se voi compite la vostra missione qui, la vostra missione eucaristica e poi sacerdotale e poi liturgica, sarete come un centro vivo di luce e di grazia. Quando voi fate le Adorazioni, è tanto utile aver davanti una carta geografica in cui ci sta come centro il complesso delle Isole Filippine e tutt’attorno, come in corona, le nazioni. Ecco, queste sono le anime per cui dovete impegnarvi a pregare, a lavorare, in quanto permette la vostra posizione. E moltiplicarvi per fare dei centri eucaristici, liturgici, sacerdotali. Se voi conosceste tutta la vostra missione, il privilegio di questa missione, nessuna andrebbe mai via dalle Filippine, avrebbe nessun desiderio; nessuna. E ciascheduna sentirebbe la grande missione, sentirebbe la grande responsabilità: Gesù che vuole queste anime. Sì, figurarci più di metà il genere umano, sì.
E vedo che a Roma le Adorazioni le comprendono in questo senso. Anime che non si orientano bene, anime che invece capiscono la loro missione, la loro responsabilità. Oh, allora, ecco, innanzi al Signore domandare una luce sempre più chiara nell’anima vostra, per la vostra missione e un calore sempre più vivo di zelo per le anime, un desiderio sempre più intenso: che si costruiscano chiese, cappelle, altari; che tutti gli Istituti abbiano vocazioni maschili, abbiano vocazioni femminili; che ci siano anche le Annunziatine, i Gabrielini e i sacerdoti di “Gesù sacerdote”; che gli apostolati nostri fioriscano, gli apostolati: stampa, cinema, radio, televisione, dischi, ecc., cioè l’apostolato delle tecniche audiovisive. Dovete sentirvi Paoline, pie Paoline e sentirvi molto Filippine. La sostanza è: vita paolina in Cristo Gesù Maestro, e poi, di colore filippino. Capirne l’anima, capire il modo, il senso di conquistarlo e, d’altra parte, venire all’opera con l’azione, con le attività, con la scuola, quindi con le esortazioni, con l’insegnamento, con la preghiera, con la pratica liturgica, ecc. È bello e santo pensare a questa immensa missione che avete nelle Filippine.
In primo luogo, quella eucaristica perché è sempre dal tabernacolo che [...] scaturisce l’acqua che sale alla vita eterna, sì: Haurietis aquas in gaudio, de fontibus salvatoris (cfr. Is 12,3: “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza”), anzi, dalla fonte. Gesù è nel tabernacolo, egli è la fonte dell’acqua viva, acqua viva che significa grazia, acqua viva perché dà la vita spirituale. Oh, la grande missione! Il bene che potete fare! Ma, anime generose e fervorose! Perché vi sono anime che stanno appena appena loro in piedi, un po’ cascano di qua, un po’ di là, almeno piccole cadute, poi dopo si sforzano a rialzarsi. Questa gente non sa stare in piedi essa, quanto meno potrà dare aiuto, forza, incoraggiamento e sostegno agli altri. Anime generose e fervorose, forti, robuste, piene di ideali, piene di amore di Dio. “Gloria a Dio e la pace agli uomini” (cfr. Lc 2,14). Pensare, desiderare così come Gesù ha voluto che sulla sua culla si cantasse il programma suo: dar gloria a Dio e portar la pace alle anime.
Che significa: portar la pace e la grazia e la santificazione e la salvezza alle anime. Quanto è bello questo! Devo dire qualche cosa di particolare? Chi ha questo fervore interiore capisce e comprende tutto e risponde con generosità agli inviti della grazia, agli inviti di Gesù. Allora in ogni momento l’anima si eleva verso Dio, e, sebbene la persona poggia coi suoi piedi per terra, il cuore e la mente sono messi in Dio, sono in Dio. Dobbiamo occuparci delle cose di questo mondo, per esempio, costruire le case, preparare il cibo agli apostoli. E Lui faceva anche dei miracoli perché non si mancasse di pane, quanto era necessario. Sì, tutto questo significa mettere i piedi per terra; non fantasie, ma realtà. E tuttavia la mente diretta a Dio, il cuore diretto a Dio ed alle anime. Sempre così. Prendere perciò con diligenza tutte le cose che vengono dette, suggerite, non lasciar cadere le grazie per terra: quando c’è un consiglio, quando c’è una sgridata, quando c’è una parola d’incoraggiamento, quando viene insegnato a compiere un lavoro, quando vien fatto il catechismo, quando si spiega lo spirito dell’Istituto, quando si fan conoscere gli articoli delle Costituzioni, quando si fa conoscere l’attività apostolica delle Pie Discepole di Gesù. Non cade nulla per terra se l’anima è generosa.
Avere sempre in mente: Ad quid venisti? (S. Bernardo di Chiaravalle, Dottore della Chiesa (1090-1153). Era solito chiedersi: “Ad quid venisti?”). Perché il Signore vi ha chiamate qui, nelle Filippine? o dalle Filippine chiamate in convento? Ad quid venisti? Perché sei venuta? Sì, il fine: “Io ho l’Oriente in mente, ho nel mio cuore tutte le persone, le anime che sono in questo Oriente”, ecco, sì [...]. E con questo pensiero certamente che voi vi sentirete liete e più responsabili di queste nazioni e della salvezza delle anime, delle persone che sono in queste nazioni. Il contributo che possiamo dare al Signore: di preghiera; il contributo che possiamo dare alle anime:ottenere le grazie. Perfezione, perciò, perfezione in tutto. Non che si possa diventar santi in un giorno, eh? Ma, siamo stati a vedere la costruzione della casa delle Pie Discepole, oh, in quel certo Paese, siamo stati a vedere quella casa. La casa si costruisce poco per volta. E così la santità. La casa si costruisce con mattoni o con blocchi di cemento uno messo sull’altro, con ferro e cemento e si va avanti. Non che si possa fare in un giorno, no, ma con costanza, giorno per giorno si raggiunge quella santità a cui il Signore vi ha chiamate, e a compimento di quell’apostolato che è tanto bello, anzi i tre apostolati: liturgico e sacerdotale ed eucaristico. La vostra vita raccolta, serena. So che già molto fate: fate bene le Adorazioni, fate bene nel Centro Liturgico e fate bene nel servizio sacerdotale. Tuttavia, un progresso ci può essere sempre. Quello, però, a cui interessa tutte, è il problema vocazionario.
Anche se c’è una persona, una suora dedicata al lavoro vocazionario, il lavoro vocazionario interessa tutte, come la casa interessa tutte, [...] i locali vari della casa, così a tutte interessa il numero e soprattutto la qualità delle chiamate, delle persone che entrano nell’Istituto, che vivono nell’Istituto. Sì, i nostri superiori sempre ci dicono: guardare molto alla quantità, ma soprattutto e più di tutto, sempre guardare la qualità. Ci può essere una bottiglia piena di vino che ha 24 gradi di alcool, di zucchero; ce ne può essere un’altra bottiglia che ha 4 gradi. È piena la bottiglia: 4 gradi rispetto a 24 gradi. E allora una suora che ha soltanto 4 gradi di calore, di capacità, di umiltà; 4 in 24 quante volte ci sta? Il 4 nel 24, 6x4? 24. Allora ci vogliono sei a farne una, quando pure quelle lì non danneggino le altre. E una può valer sei. La qualità [...]. Qualche volta viene la tentazione: “Oh, se arrivassimo a tal numero! Oh, se riempissimo la casa! Ci sono altri Istituti che ne han tanti!” Non guardare gli altri, guardare noi stessi. Stimare tutti gli Istituti vari, apprezzarli, lodarli, però amare il vostro più di tutti. [...] Coraggio, dunque. [...] Molto contento e riconoscente per questa visita, questo incontro, vedendo in particolare le speranze cristiane per voi e per tutto l’Oriente che è ancora pagano. Son tanti che non credono neppure che ci sia Dio. Alle Annunziatine e Gabrielini il pensiero della riparazione è per gli atei [...]. Vi do la benedizione. Sia lodato Gesù Cristo.

Beato Giacomo Alberione