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FEDELTÀ:
SORGENTE DELLA VERA FORZA
(2)

 



Un necessario sguardo alla trama

Per meglio entrare nel tessuto vivo del testo e coglierne il messaggio, è utile uno sguardo veloce ai capitoli e alla trama che in essi si svolge. I primi tre capitoli descrivono il progetto di Nabucodonosor che vuole sostituirsi a Dio e massificare il mondo, diffondendo terrore e strage. Ovunque egli passi semina violenza senza limiti. I successivi capitoli 4-7 narrano l’avanzata dell’esercito, guidato da Oloferne, comandante di Nabucodonosor, che si dirige verso la piccola città di Betulia. Il popolo giudaico, dopo aver cercato di difendersi, preso dal panico, non vede vie di uscita e rischia di arrendersi. Il quinto capitolo è fondamentale: un pagano narra l’identità d’Israele richiamandone la sua storia “sacra”. La debolezza di questo popolo proviene solo dal peccato. Se è fedele al suo Dio, egli lo difende e lo rende vincitore. Finalmente nei capitoli 8-9 compare Giuditta, come se arrivasse da un’altra terra: tranquilla, maestosa, con parole sagge e rassicuranti. Con la sua fede colma di saggezza, discerne la difficile situazione senza cadere nel panico dei suoi concittadini che, per la paura, sembravano aver “perduto la testa”, come chi non ragiona più. Giuditta aiuta i capi a scorgere la trascendenza di Dio rispetto alle persone umane e ad accogliere i suoi disegni imperscrutabili. Ricevuto il loro consenso (capp. 10,1- 13,10), Giuditta affronta Oloferne. Il testo mostra che questi due personaggi entrambi al servizio di sovrani più grandi, vivono l’una il servizio a Dio che libera e rende strumenti di liberazione; l’altro, Oloferne presta servizio a Nabucodonosor che lo schiavizza e lo rende strumento di morte. Giuditta si serve delle armi di Dio, Oloferne della forza bestiale che semina terrore. Infine nei capitoli 14-16, si canta la vittoria di Giuditta, esaltando la salvezza ottenuta da Dio per mezzo di questa eroina, che si è

posta nelle sue mani. Come si vede dalla trama, Giuditta, protagonista della storia, appare solo a partire dal capitolo 8, quando il popolo è ormai sull’orlo dell’abisso. I primi sette capitoli preparano la sua azione.

I cittadini di Betulia di fronte alla minaccia di Oloferne

Oloferne, generale di Nabucodonosor, che crede di essere dio e non sopporta di essere considerato un uomo qualunque (Gdt 1,11), sembra riuscire a realizzare il progetto del suo signore: avanza distruggendo e dispiegando una potenza invincibile. I popoli, anche di notevole importanza, atterriti, si arrendono e lo acclamano con danze e timpani (Gdt 2,28). Sembrano ipnotizzati dalle forze del male e anche quando Oloferne devasta i loro templi, si oppongono «perché aveva l’ordine di distruggere tutti gli dei della terra, in modo che tutti i popoli adorassero solo Nabucodonosor e tutte le lingue e le tribù lo acclamassero come dio» (Gdt 3,8). Sottomessi i popoli, l’esercito arriva nella valle di Esdrelon, in territorio israelitico, di fronte alle grandi montagne della Giudea. La sfida tocca Israele (Gdt 3,9-10) il quale, sapendo bene che la pretesa di Nabucodonosor è assurda e persino ridicola, vuole resistere, per restare fedele al Dio dei padri. Se Nabucodonosor riuscisse a sottomettere anche Israele e a farsi acclamare re e signore di tutta la terra, la salvezza dei popoli sarebbe in pericolo. Il male e la menzogna prenderebbero il sopravvento. Occorre che almeno il popolo di Israele resista, per essere segno di speranza nel mondo!

Il popolo di Dio comincia ad avere paura

La reazione di Israele di fronte al nemico invincibile, come per tutti gli altri popoli più grandi di lui, è la paura. Finché il nemico era lontano, s’illudeva di farcela, ma ora che è giunto nel suo territorio, cade in un «indescrivibile terrore all’avanzarsi di Oloferne, il comandante supremo di Nabucodonosor » (Gdt 4,2). È in pericolo non solo la loro vita, ma anche Gerusalemme e il tempio del Signore (Gdt 4,3). Nonostante il terrore, Israele, forte della certezza di difendere gli interessi di Dio, resiste. Chi distrugge il popolo di Dio si pone contro Dio che è il vero forte! Oloferne intanto giunge fino alle porte di Betulia che è nelle montagne di Samaria. Il popolo guidato dal sommo sacerdote Ioiakim, si organizza per la difesa: dispone delle postazioni sui monti più alti, fortifica le città e raccoglie il necessario per il sostentamento in caso di assedio. Chiede aiuto a Dio digiunando e pregando (Gdt 4). Sanno che il Signore onnipotente è vivo e presente nel santuario di Gerusalemme e da lì ascolta il suo grido intenso e insistente (Gdt 4,13). Oloferne davanti alla difesa dei cittadini di Betulia reagisce con sdegno e ira (5,2-4). Nessuno aveva osato opporsi alla sua prepotenza! Si domanda e domanda: Che cosa ha di speciale questo popolo che non vuole arrendersi? Convoca allora i popoli alleati per avere da loro informazioni riguardo a questo popolo che osa resistere. Da dove viene la sua forza? Chi è il suo re? Chi conduce l’esercito? Perché hanno rifiutato di venire incontro a me, a differenza di tutte le popolazioni dell’occidente?

Un pagano ritrae l’identità di Israele

Gli risponde Achiòr, condottiero di tutti gli Ammoniti, la cui figura ricorda Balaam, un altro pagano, che profetizza per Israele e a suo favore (Nm 22) ed obbliga ad ampliare i confini della fede d’Israele: «Ascolti bene il mio signore la risposta dalle labbra del tuo servo: io dirò la verità sul conto di questo popolo, che sta su queste montagne, vicino al luogo ove tu risiedi, né uscirà menzogna dalla bocca del tuo servo». Così Achior un’ammonita, cioè uno straniero e pagano, spiega a Oloferne che questo strano popolo è sorretto da un Dio che «odia il male» (5,17) e che perciò, se non si macchia di peccato, il suo Dio lo rende invincibile. Il suo discorso, che è una sintesi si storia di salvezza del popolo, risponde a tutte le richieste di Oloferne. Poi ne traccia la particolarità o il segreto profondo: questo popolo è debole solo se è caduto nel peccato, ma se è fedele nessuno lo può vincere perché Dio è dalla sua parte. «Finché non peccarono contro il loro Dio erano nella prosperità, perché un Dio che odia il male è in mezzo a loro. Quando invece si allontanarono dalla via che egli aveva disposto per loro, furono terribilmente sconfitti …. e condotti prigionieri in paese straniero; il tempio del loro Dio fu raso al suolo e le loro città furono conquistate dai loro nemici. Ma ora, convertìti al loro Dio hanno fatto ritorno dai luoghi dove erano stati dispersi…. Ora, mio sovrano e signore, se vi è qualche colpa in questo popolo perché hanno peccato contro il loro Dio, se cioè ci accorgiamo che c’è in loro questo impedimento, avanziamo e diamo loro battaglia» (cfr. 5,17-20)

Il consiglio di Achior

«Se invece non c’è alcuna iniquità nella loro gente, il mio signore passi oltre, perché il loro Signore e il loro Dio non si faccia scudo per loro e noi diveniamo oggetto di scherno davanti a tutta la terra» (5,21). Achior ha detto il vero (Gdt 5,5) ma gli ufficiali di Oloferne e i popoli alleati, tra cui i moabiti, si accaniscono contro di lui, proponendo di ucciderlo. Oloferne decide di esporlo sul monte vicino a Betulla e lo abbandona nelle mani degli Israeliti. Quando Giuditta vincerà Oloferne, Achior sarà testimone della salvezza, ottenuta da Dio, senza rumore di guerra, per mezzo di una donna!

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1. Leggi il discorso di Achior (5,5-21) e domandati: è capitato anche a me che, quando a causa delle difficoltà la mia identità cristiana e/o religiosa sembrava indebolirsi, persone dalle quali non me l’aspettavo mi hanno ricordato i tratti che devono distinguermi, incoraggiandomi o anche rimproverandomi?

2. Riusciamo con la testimonianza della nostra vita coerente a porre domande esistenziali anche e soprattutto a chi è lontano da Dio o ci si oppone?

3. Confronta l’identikit del popolo di Dio tracciata da Achior con questa indicazione del Fondatore per noi: «Talora le necessità erano urgenti e gravi: e tutte le risorse e speranze umane erano chiuse: si pregava e si cercava di cacciare il peccato ed ogni mancanza contro la povertà: e soluzioni impensate, denaro pervenuto attraverso sconosciuti, prestiti offerti, benefattori nuovi ed altre cose che egli non seppe mai spiegarsi...; le annate passavano, le previsioni di molti di certo fallimento, le accuse di pazzia... svanivano e tutto si conchiudeva, magari con fatica, ma in pace» (AD 166). Che cosa ti suggerisce a livello di identità spirituale?

4. Puoi pregare con il salmo 18(17) memorizzando e ripetendo il versetto o i versetti che trovano eco nel tuo cuore.

Suor Filippa Castronovo, fsp