Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

 

CONOSCERE, AMARE, IMITARE
SAN PAOLO

 

Don Alberione ci invita a conoscere sempre meglio il nostro protettore san Paolo, “come egli si impegnò a conoscere Gesù Cristo, come egli lavorò…”, per arrivare al suo spirito: “farsi tutto a tutti” (Alle Figlie di S. Paolo 1955, pp.394-398).

Il primo lunedì del mese siamo soliti consacrarlo a S. Paolo, e la devozione a S. Paolo è la terza nell’ordine, secondo le nostre Costituzioni. Perciò ad essa dobbiamo dare l’importanza quale è segnata nelle Costituzioni medesime. S. Paolo nostro protettore, e insieme nostro modello e nostra guida, entra intimamente nell’istituzione come padre, e d’altra parte come nostra luce. Egli compie verso di noi due uffici: quello di portarci alla pratica della vita religiosa, cioè al vero amore a Gesù Cristo, all’amore per intero, con tutta la mente, con tutte le forze, con tutto il cuore, e ancora ci porta alla pratica dell’apostolato. Amore alle anime e insieme lavoro per la salvezza delle anime. Ogni devozione si compone di tre parti, e perciò anche la devozione a S. Paolo. La devozione in primo luogo richiede conoscenza, cioè convinzione, persuasione di mente. La devozione porta perciò in primo luogo a dare al Signore quella facoltà che in noi è la prima, cioè l’intelligenza, facoltà per cui l’uomo si distingue dalle altre creature. Con l’intelligenza noi conosciamo il Signore, Dio, conosciamo la Vergine, conosciamo S. Paolo. Ecco la prima, la principale parte della devozione.
La devozione poi ci porta a dare al Signore il nostro cuore, cioè i sentimenti dell’anima nostra, a preferire Dio a tutte le cose. E parlando invece della Vergine, [ci porta] ad amare Maria quanto ella merita, ad amare S. Paolo quanto egli merita come nostro padre e modello. In terzo luogo la devozione ci deve portare alla pratica e cioè all’imitazione. Come la devozione, in quanto si riferisce al cuore, ci porta a pregare: a pregare il Signore, a pregare la Vergine, a pregare S. Paolo, così ci deve portare all’imitazione delle virtù di nostro Signore, il Maestro divino, alla imitazione delle virtù di Maria, nostra Madre e Regina e all’imitazione delle virtù di S. Paolo apostolo. Imitare S. Paolo sia nella sua santità individuale, sia nella sua opera di evangelizzazione. Egli scrive al suo discepolo: “Opus fac evangelistae: Tu comportati e opera come un evangelista” (cfr. 2Tm 4,5) egli è annunziatore del Vangelo, del Vangelo predicato da nostro Signore Gesù Cristo, interpretato profondamente dal suo discepolo Paolo. Naturalmente bisogna che facciamo attenzione particolare a questo secondo punto

dell’imitazione di S. Paolo: l’apostolato. Ognuno sulla terra ha una missione, tutti sono chiamati alla santità, il Signore ci ha eletto dall’eternità “…ut essemus sancti: perché siamo santi” (cfr. Ef 1,4). Però ciascuno ha da santificarsi con un lavoro spirituale particolare, proprio: correggersi dei difetti, acquistare le virtù, ma insieme compiere una missione sulla terra. Tutti abbiamo sulla terra una missione sociale. Anche chi si ritira nella vita claustrale, chi si dà alla vita contemplativa ha pure una missione sociale. Lo spirito di società è infuso nella nostra natura, e non potrebbe esser diverso, perché? Perché naturalmente noi apparteniamo alla società domestica, alla società civile, e poi apparteniamo alla grande società istituita da Gesù Cristo, cioè alla Chiesa che ha caratteri propri, perché è soprannaturale e soprannazionale. La Chiesa è principalmente una società di cattolici, società che viene chiamata ed è il corpo mistico di Gesù Cristo.
Tutti nella Chiesa devono cooperare alla edificazione del corpo mistico di Gesù Cristo, tutti, sia che abbiano una missione esteriore di apostolato, sia che abbiano una missione interiore, cioè sia coloro che si dedicano alla vita contemplativa e attiva come voi, sia coloro che si dedicano semplicemente alla vita contemplativa. Se una suora di un convento che vive chiusa dietro le grate non contribuisse alla costruzione e all’edificazione del corpo mistico di Gesù Cristo, non compirebbe la sua missione. Al giudizio di Dio non riceverebbe il premio che desidera e a cui aspira. Tutti siamo nella Chiesa di Dio per tutti, tutti per l’edificazione del corpo mistico di Gesù Cristo. Per ciò che riguarda noi, sia che abbiamo una missione, sia che ne abbiamo un’altra, non verrà a mancare ad ognuna nulla di quell’aiuto, di quella grazia di cui ha bisogno per poter camminare sulla via del cielo e raggiungere la sua eterna felicità. Tutti per tutti! Così veniamo ad essere nello spirito di S. Paolo: “Io mi son fatto tutto a tutti” (cfr. 1Cor 9,22) cioè mi sono dato con tutte le forze per salvare tutti: tutto per tutti! Egli ha donato al mondo le sue forze intellettuali, le sue forze spirituali, le sue forze fisiche, il suo sangue stesso, e per chi? Per tutti, portando tutti nel suo cuore, portando nella sua anima, nei suoi pensieri, nelle sue preoccupazioni i bisogni di tutti, perché tutti fossero salvi. Perciò, tanto con un’attività esterna o con un’attività interiore ognuna deve avere oltre il fine della propria santificazione anche quello di cooperare all’edificazione del corpo mistico di Gesù Cristo.
Coloro che sono chiamate alla vita contemplativa devono preoccuparsi non solo della Chiesa, del vicario di Gesù Cristo, dell’episcopato e del clero, dei fedeli e degli infedeli, ma anche dell’opera dei missionari, dell’opera degli scrittori e redattori, di tutti quelli che lavorano in qualche apostolato. Il chiudersi esclusivamente in sé dimostra di non aver inteso bene e di non compiere i due precetti fondamentali del cristianesimo: “Amare il Signore con tutta la mente, con tutte le forze, con tutto il cuore, ed amare il prossimo come noi stessi” (cfr. Lc 10,27). Occorre amare, amare Dio, e quindi la prima parte del Padre nostro: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” (cfr. Mt 6,9). E poi amare il prossimo, cioè pregare, offrire per la salute delle anime. Tutti dobbiamo immolarci, cioè consumare le nostre forze per il Signore, chi in un dovere, chi in un altro. Tutti dobbiamo lavorare per il corpo mistico di Gesù Cristo, anche le suore di vita contemplativa non possono chiudersi in un egoismo che abbia come pretesto di attendere soltanto a sé. Riguardo a S. Paolo abbiamo da fare tre cose: primo, conoscerlo. Conoscere S. Paolo, la sua vita; questa è la cosa più semplice, più elementare, è la storia di una vita, è una biografia. Vite di S. Paolo ne circolano tante ai nostri tempi, e particolarmente la Società San Paolo ne ha editate alcune e le ha diffuse in abbondanza. Conoscere S. Paolo, quindi, attraverso la sua vita, poi conoscerlo nel suo spirito. Molto spesso nelle biografie di S. Paolo viene descritta la sua opera esterna, ma più di questa è da considerarsi il suo lavoro spirituale, il suo lavoro interiore: come egli si impegnò a conoscere Gesù Cristo, come egli lavorò nella solitudine a emendare i suoi difetti e ad acquistare le virtù, quando il Signore lo preparava alla futura missione.
Veramente quella di Paolo è stata una vita così importante e di tali conseguenze che occorrerebbe meditarla a lungo e prenderla come esempio. Il tempo di formazione, quanto è prezioso! Si diventa nella vita quello che da giovane si è seminato, e cioè l’adulto porta nella società e nella sua attività quello che prima ha preparato: “Adulescens iuxta viam suam, etiam cum senuerit non recedet ab ea” (cfr. Pr 22,6: “Il giovanetto, presa che abbia la sua strada, non se ne allontanerà; neppure da vecchio”). Perciò: “Bonum est cum portaverit iugum ab adolescentia sua” (Lam 3,27: “È bene per l’uomo portare il giogo fin dalla giovinezza”). Allora nella formazione conoscere S. Paolo nel suo spirito di pietà, di preghiera. Conoscere poi S. Paolo nella sua attività apostolica: non solo i viaggi, ma il suo modo di lavorare. Conoscere S. Paolo nella sua dottrina: leggere le sue lettere, meditarle e conchiudere con propositi pratici. Conoscere S. Paolo!
Di conseguenza viene poi: amare questo apostolo che certamente è anche nel senso umano fra i più grandi uomini della storia, se non il primo. Certamente è il primo nel suo zelo, nella sua attività apostolica, nel suo lavoro per le anime e nella sua dottrina. Amare S. Paolo! Imitare S. Paolo nella sua vita privata e nel suo ministero apostolico. Le preghiere a S. Paolo che ci sono nei nostri libri recitarle tutte secondo che è segnato nel libro stesso. Dirle con affetto, con fiducia nella sua protezione perché egli è padre e pensa ai suoi figli e alle sue figlie. Certamente il suo cuore di padre gode in cielo di vedere moltiplicati i suoi figli e le sue figlie sulla terra, e tutti, figli e figlie, impegnati ad imitarlo, a farlo conoscere e a continuare, per quanto è possibile, nel mondo la missione preziosissima che egli ha compiuto. Con quale sguardo di amore ci guarda S. Paolo dal paradiso!
Avere fiducia prima per il lavoro delle vocazioni, poi nel chiedere e ottenere anche quelle grazie che sono segnate nella coroncina a S. Paolo. Primo punto della coroncina: corrispondere alla grazia, essere docili alla grazia, vincere il difetto predominante e acquistar la virtù che ci è più necessaria. Poi i tre punti che seguono riguardano la formazione alla vita religiosa: cioè acquistare lo spirito di povertà, di castità e di obbedienza. Quindi il secondo, il terzo e il quarto punto sono indirizzati a stabilire bene in noi la vita religiosa paolina. L’ultimo, cioè il quinto punto, è per chiedere al Signore la grazia dello zelo che è amore alle anime. Chiedere per intercessione, con l’intercessione di S. Paolo, uno zelo modellato sul suo, insieme al suo amore alla Chiesa e agli uomini: chiedere questa grazia! Quindi la coroncina a S. Paolo ha una missione nella nostra vita religiosa paolina. È la prima coroncina che è stata proposta [La coroncina a S. Paolo si trova nella prima raccolta di preghiere del 1922, ma risale al 1917]. Si è incominciato a recitarla perché si aveva in mente, e si ha in mente adesso, e si deve avere sempre in mente, che da questa coroncina e per mezzo di essa possiamo ottenere le vocazioni, la santità dei chiamati e delle chiamate, la loro formazione religiosa, l’amore alla Chiesa e alle anime, cioè ottenere dei veri paolini e delle vere paoline.

Beato Giacomo Alberione