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LA PREGHIERA DI ESTER
E DI MARDOCHEO
(4)


Il testo greco, oltre al digiuno, riporta due bellissime preghiere che manifestano i sentimenti umani e gli atteggiamenti di fede dei due protagonisti.

La preghiera di Mardocheo (Est 4,17a-17h)

Custode di Ester, sempre vigile nell’osservare il corso degli eventi, Mardocheo innalza a Dio la sua preghiera intrisa di fiducia e certezza che Dio, creatore del mondo, è Signore del popolo che ha scelto e della storia umana. L’introduzione che la precede, testimonia che la fede di Mardocheo si fonda sul ricordo/memoria delle azioni di Dio, nominato due volte “Signore”: «Poi pregò il Signore, ricordando tutte le gesta del Signore…». La preghiera di Mardocheo è rapporto personale con un TU che è il Signore, (cioè YHWH, che in ebraico si pronuncia Adonay) di cui fa “memoriadelle azioni prodigiose a favore del popolo. In pochi versetti il Signore è nominato dieci volte, segno della preghiera fiduciosa che può sgorgare soltanto dal cuore di chi si rivolge a una persona cara. Il Signore/Adonay, il creatore del mondo è, anzitutto, Colui che salva il popolo che ha scelto da qualsiasi nemico: nulla e nessuno può ostacolare la sua potenza benefica. Come ha salvato il popolo dalla schiavitù egiziana così ora lo salverà dallo sterminio, ideato da Aman, incarnazione nel presente dei nemici d’Israele, che sorgeranno in ogni generazione, come Mosè aveva predetto (cfr. Es 17,16). Mardocheo dalla memoria di fede, passa alla verifica della propria vita, per esaminare la sincerità della sua coscienza, quando si rifiutò di inchinarsi al nemico, mettendo a rischio la vita del popolo.

La sua disobbedienza non fu suggerita da un atto di orgoglio, ma dalla fede nell’unico Dio/Signore, cui spetta ogni onore e gloria. Questa disobbedienza ricorda le parole degli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini » (cfr. At 5,29). La ricerca di un qualsiasi motivo egoistico era così lontana dal suo cuore che Mardocheo avrebbe anche baciato la pianta dei piedi di Aman se questo fosse servito alla salvezza. Mardocheo, infine, presenta a Dio la sua richiesta di salvezza, come cambio di sorte. Il Signore che ha stretto l’alleanza con Abramo e ha redento Israele dall’Egitto ora deve “cambiare le sorti” del popolo disperso tra i pagani. Solo Dio è capace di far passare dalla morte alla vita; cambiare il lamento in danza; il sacco penitenziale in abiti di gioia (cfr. Sal 29/30).

La preghiera di Ester (Est 4,17l-17z)

Questa lunga preghiera rivela i sentimenti di paura umana e di fede in Dio/Signore che abitano il cuore di Ester. Dopo aver preso la decisione di intervenire, a costo di morire, si “rifugia presso il Signore” suo unico bene e sicurezza. È evidente il richiamo ai salmi nei quali il credente, che si trova in situazione di pericolo mortale, si “rifugia nel Signore” (cfr. Sal 7,2; 30,1; 7,1). La preghiera di Ester comincia dal comportamento: in atteggiamento di umiltà e penitenza indossa abiti di miseria e copre la sua testa di cenere. Il cambiamento di abiti: dal lusso alla miseria prelude l’azione di Dio che la rivestirà con nuovi abiti di gloria, perché si è umiliata davanti a Dio per la salvezza del suo popolo. Ester, pronta ad agire, invoca il Signore con il pronome possessivo di prima persona il “mio Signore”: «Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta» (4,17) e intanto gli ricorda che lei, pur essendo regina, circondata da servi e ancelle, si sente sola. Solo Dio è il Signore da cui dipende e non il re Assuero di cui è sposa.
La fede di Ester è quella appresa nel suo ambiente familiare: lei non ha permesso che l’ambiente pagano, dove si è trovata a vivere, gliela rubasse. Solidale con il popolo, si fa una del popolo, anzi si confonde con esso. La sua preghiera solidale è attestata dal cambio di pronomi dove dal singolare “io”: «Vieni in aiuto a me che sono sola» passa al plurale “noi” «Ma ora noi abbiamo peccato contro di te e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dèi. Tu sei giusto, Signore!» (Est 4,17n). Ester è certa che Dio opererà un ribaltamento: l’empio che si era esaltato sarà umiliato, il perseguitato sarà intronizzato e glorificato, alla morte subentrerà la vita, allo sterminio la salvezza. Secondo la teologia dell’AT, Ester riconosce che è a causa della sua infedeltà al Dio dei padri e dell’alleanza se ora il popolo è sull’orlo della morte. Vivendo in mezzo ai pagani si è lasciato trascinare dalle loro proposte idolatriche, cadendo nel sincretismo religioso. Dio che è giusto gli userà misericordia. I nemici del popolo se realizzano il loro progetto violento si mettono al posto di Dio, che, invece, fortemente, legato al suo popolo, anche se peccatore, si muove a compassione. La salvezza a favore del popolo testimonierà la Sua capacità di salvare e i pagani lo riconosceranno unico Signore della storia. La salvezza del popolo renderà gloria a Dio! Ester, lasciando che sia Dio a fare giustizia, gli domanda di intervenire con tre azioni:
– bloccare il progetto malefico degli Assiri contro il suo popolo; – cambiare le sorti, facendo sì che il male ricada su chi lo ordisce e organizza; – concedere a lei il coraggio, la saggezza e la forza necessaria per compiere la missione di cui Dio nella sua provvidenza, rendendola regina, l’ha resa strumento. Come Mardocheo, anche lei, presenta a Dio la purezza del suo cuore. Divenuta regina di un re pagano, vive nella corte per un piano provvidenziale divino. Lei, però, non ha dimenticato le sue origini di fede, anzi, ha rigettato i criteri pagani e ha vissuto in quest’ambiente come straniera, disprezzando nel suo cuore i privilegi della sua posizione sociale. Ricorda al Signore che, da quando è regina, le «ricchezze non le hanno riempito il cuore»; ha solo gioito nel Signore, Dio di Abramo. Ester è regina ma, di fatto, è la “serva” del Signore. Rinvigorita dalla preghiera, si sente pronta a fare la sua parte. Indossa di nuovo gli abiti regali per affrontare il re, che aveva definito il “leone”. Con la forza della preghiera, come memoria, solidarietà, verifica della propria coscienza, invocazione, Ester pianifica con sapienza i passi dell’azione che si accinge a compiere.

Ester ricorda Mosè

Ester richiama molti tratti di Mosè: entrambi belli; Mosè, adottato come figlio dalla principessa, vive nella corte egiziana; Ester, divenuta sposa di Assuero, vive nella corte persiana; tutte e due si trovano davanti a una situazione di sterminio del popolo e hanno paura delle loro responsabilità. Mosè fugge verso Madian, dove Dio lo chiama dal roveto ardente e lo invia a salvare il popolo; Ester nella tranquillità della corte sembra essere tentata di non intervenire se Mardocheo non l’aiutasse a prendere coscienza della sua “vocazione regale”. Entrambi intercedono presso Dio a favore del popolo. Quando Mosè ed Ester si riappropriano della propria identità religiosa e la scelgono fino in fondo, divengono strumenti di salvezza. Mosè sarà la guida scelta da Dio per fare uscire il popolo dall’Egitto; Ester sarà riconosciuta ufficialmente regina e madre da tutto il popolo perché l’ha salvato rischiando la vita. Mosè ed Ester insegnano che il progetto di Dio su ogni persona si realizza nella misura che si assume la propria identità profonda. Nessuno può dare quello che non è e non ha!

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1. Confronta l’invocazione di Mardocheo ed Ester con Siracide 36,1-5.10 e domandati: perché il credente, oppresso dai nemici, delega a Dio di compiere la vendetta necessaria? In Sapienza 11,21-2 e nel Salmo 83,17-19 la vendetta è invocata, non per una rivalsa personale, ma perché i nemici del popolo vedendo le azioni di Dio, lo riconoscano e si sottomettano a Lui. Che cosa ti suggerisce questa lettura?

2. La scelta di Ester annuncia quella di Gesù che si spoglia dei privilegi dovuti alla sua condizione divina (Fil 2,6-11), per la nostra salvezza. Rifletti su questo richiamo.

3. La mia preghiera è caratterizzata da memoria, verifica e invocazione? Quale la differenza con una preghiera che parte solo dal proprio bisogno?

4. La preghiera di Ester presenta il motivo della solidarietà che si trasforma in intercessione.

5. Confronta questo elemento con la preghiera di Abramo (Gen 18,22-33), di Mosè (Es 32,11-14) e di Gesù, solidale con i fratelli, secondo la lettera agli Ebrei (Eb 2,16-18).

Suor Filippa Castronovo, fsp