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IL CAMBIO DELLE SORTI
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La forza splendida della debolezza

La regina Ester, terminati i tre giorni di digiuno e le preghiere, fattasi splendida, come sottolinea il testo greco, «invocò quel Dio che su tutti veglia e tutti salva, e prese con sé due ancelle, andò dal re… Era rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura» (5,1). Dinanzi alla collera del re sorpreso, per la sua presenza non richiesta, Ester «cadde a terra, e svenuta, mutò colore e si curvò sulla testa dell’ancella che l’accompagnava». Ebbe paura perché vede il re «tutto splendente di oro e di pietre preziose e aveva un aspetto che incuteva paura».
Ci troviamo dinanzi a due regalità e diversi splendori: quella di Ester avvolta nella fragilità che dà spazio a Dio di agire, e quella di Assuero il cui splendore, solamente esteriore, comunicava la paura del potere che decide sulla vita e sulla morte. La situazione è delicata ma Dio che sembra nascosto, di fatto, ha in mano la vita di Ester e le sorti del popolo. Il testo precisa: «Dio volse a dolcezza l’animo del re» che, colpito dalla sua bellezza e fragilità, placò la sua ira e, mosso da seria preoccupazione, compie gesti

pieni di sincera premura: «balzò dal trono, la prese tra le braccia, fino a quando ella non si fu rialzata » (5,1e). La fragilità di Ester lo intenerisce al punto da suscitare un rapporto di fiducia fraterna, familiare! Le sue parole sono inattese: «Io sono tuo fratello…» (5,1f). Questa espressione affettuosa sorprende perché Assuero, essendo marito e anche re, era doppiamente padrone di Ester.

Una necessaria attesa che non brucia i tempi

La responsabilità che Ester porta su di sé è, tuttavia, talmente grande che l’inspiegabile dolcezza del re le fa aumentare la paura. E sviene una seconda volta, come schiacciata da un peso. Assuero, ancor più turbato dinanzi alla sposa che viene meno fra le sue braccia, pur di farla rivivere, è disposto a donarle qualunque cosa ella voglia, persino la metà del suo regno. Ester avanza una richiesta molto più modesta: desidera soltanto che il re partecipi, insieme ad Aman, al suo banchetto. Al termine del banchetto, il re le domanda: «Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, sarà fatto!» (Est 5,6). Ester dilata nel tempo la richiesta e si limita a richiedere un altro banchetto, il giorno dopo, con il re e Aman. Che cosa aspetta? Perché indugia? Teme le reazioni dei due ospiti? Sta cercando di vivere con prudenza e saggezza questo momento unico e particolare? Oppure ha un suo piano, che vuole esercitare con “prudenza e saggezza” per non bruciare la posizione privilegiata in cui si trova? La trama, in tal modo, si concentra su Aman che interpreta la richiesta di Ester come stima resa alla sua persona. Ne è così convinto che lo confida ai suoi familiari e amici. Circondato da tanto onore, non può più permettere che Mardocheo continui a non inginocchiarsi davanti a lui. Dovrà, dunque, punirlo severamente. Aiutato dalla moglie e dagli amici, fa preparare un palo per impiccarvi il giudeo ribelle e poi godersi il banchetto della regina (cfr. 5,14). Davvero, come dice il salmo 36, l’empio «s’illude con se stesso, nel non trovare la sua colpa e odiarla… Trama cattiveria nel suo letto, si ostina su vie non buone, non respinge il male».

Il piano di Dio nell’intreccio umano

Il piano di Dio è diverso da quello di Aman e si svolge nell’intreccio dei piani umani.
C’è il piano di Ester che, con sapienza, non brucia le tappe, creando le premesse perché gli eventi si svolgano secondo il progetto di Dio. Segue quello di Aman che vuole vendicarsi di Mardocheo. Infine vi è quello del re Assuero che «in quella notte non poteva prendere sonno» (6,1) e chiede il libro delle cronache del Regno. Una coincidenza provvidenziale: il libro viene letto dalla persona giusta nel momento opportuno! Il re si stupisce che Mardocheo non era stato ricompensato quando gli salvò la vita (cfr. 2,19-22) e decide di ricoprirlo di onori. Il messaggio biblico sembra dire: Dio non ha fretta e il bene fatto, prima o poi, diventa salvezza per sé e per gli altri. L’ironia che caratterizza il libro di Ester raggiunge un punto culmine. Appena Aman arriva alla reggia deciso a chiedere di impiccare Mardocheo, incontra il re che, senza nominare Mardocheo, gli confida il suo progetto: «Che cosa dovrò fare per l’uomo che io voglio onorare?». Aman, ubriaco di gloria, illudendosi che si tratti di lui che, per ben due volte, era stato unico ospite al banchetto della regina, tratteggia il suo sogno di trionfo. Quell’uomo dovrà indossare una veste regale, e la corona sul capo, essere portato sul cavallo regale per le vie della città mentre si grida davanti a lui: «Così si fa all’uomo che il re vuole onorare» (cfr. 6,7-10). Quando viene a sapere che si tratta del suo nemico Mardocheo, Aman rimane deluso e mortificato.

Dio cambia le sorti

Durante il secondo banchetto, Ester, finalmente, svela al re il progetto tramato da Aman contro i Giudei, rivelando che quel popolo è il suo popolo: “io e il mio popolo”. Essendo lei una di quel popolo è in pericolo la sua stessa vita. Così Assuero viene a conoscere al momento giusto le origini giudaiche di Ester e la malvagità di Aman, mascherata di fedeltà. Scosso, esce e va nel giardino. Aman, consapevole che la sua rovina era ormai decisa, supplica e chiede pietà alla regina Ester, lasciandosi cadere sul divano su cui lei era seduta. Il testo è ironico: Aman sta compiendo verso Ester quelle stesse azioni che pretendeva da Mardocheo nei suoi riguardi. L’uomo che aveva cercato di distruggere i giudei implora da una giudea la grazia per la propria vita. Assuero interpreta il suo gesto di supplica come violenza verso la regina, preso dall’ira «disse: Sia impiccato su quel palo. Allora Aman fu appeso al palo che aveva preparato perMardocheo. E l’ira del re si placò» (cfr. 7, 9-10). Revocato l’editto contro il popolo giudaico, Mardocheo assume nella corte il posto di Aman.

Mi hai tolto l’abito di sacco, mi hai rivestito di gioia

Il giorno che doveva segnare la distruzione del popolo si trasforma in giorno di vittoria. Dio, tramite Mardocheo ed Ester, salva il suo popolo. Quest’evento è ricordato nella festa dei Purim per celebrare nella gioia il cambiamento della sorte, il passaggio dalle situazioni di morte alla vita. Come prega il salmo: «Hai mutato il mio lamento in danza, mi hai tolto l’abito di sacco, mi hai rivestito di gioia» (cfr. Sal 29, 12). Ester in tutta questa vicenda si è rivelata non solo bella, ma soprattutto, strumento di salvezza prudente, saggio, intelligente e coraggioso nelle mani di Dio (cfr. 4,14). La festa di Purim ricorderà alle generazioni future, la salvezza operata dal Signore, come in un gioco di maschere scambiate e di parti invertite in cui i persecutori sono vinti e i condannati a morte celebrano la vita. Dio opera la sua salvezza capovolgendo le sorti! È il canto di Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53; cfr. anche 1Sam 2,4-8). Ester, regina segnata da una debolezza radicale, quando decide di dare la vita per il suo popolo, si trasforma in forza travolgente. L’amore rende forti! Solo allora diventa figura esemplare del potere esercitato come servizio, che anticipa, nel suo piccolo, come donna, lo stile di Gesù, venuto non per dominare ma per servire, dando la vita. Anche Maria di Nazareth, quando l’Angelo le rivela di essere stata “colmata di grazia” e scelta per divenire “madre del figlio dell’Altissimo” visse quel solo atteggiamento che delinea la sua identità profonda, il suo vero nome: “Eccomi sono la serva del Signore!”. In quanto serva del Signore, andando subito da Elisabetta, si mette a servizio degli altri.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE:

1. Ester, finché non mise in gioco la sua stessa vita per salvare il popolo, benché regina, era sconosciuta da tutti. Soltanto dopo la liberazione del popolo, grazie alla sua intercessione, fu riconosciuta dai Persiani madre e regina del suo popolo. Quali i tratti della regalità di Ester? Quali quelli della sua maternità?

2. Molti passi biblici insistono sulla relazione tra debolezza umana e forza di Dio che trasforma. In particolare, l’apostolo Paolo afferma: «Quando sono debole è allora che sono forte» (2Cor 12,10). Quale relazione scopri tra la debolezza salvata di Paolo e della regina Ester? In questa luce come ti appare la preghiera del Patto o Segreto di riuscita, preparato per la Famiglia Paolina dal Beato Giacomo Alberione?

3. La tradizione cristiana, nella regina Ester che intercede, ha tracciato il profilo della Madonna, come colei che intercede, l’avvocata dell’umanità sofferente e peccatrice. Romano il Melode, grande poeta siro-bizantino del IV secolo, immagina Maria che ad Adamo ed Eva dice: “Ponete fine ai lamenti! Io mi farò avvocata presso mio Figlio... Non vi tormentate più, eliminate ogni paura: andrò io, piena di grazia, da lui e a parlargli”.

Suor Filippa Castronovo, fsp