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PASQUA DI RISURREZIONE

 

Nella seguente meditazione il Beato Giacomo Alberione sollecita la Famiglia Paolina a vivere ogni giorno la Pasqua quotidiana (Alle Figlie di S. Paolo 1955, pp. 112-115).

Cantiamo un bel Credo: “Et tertia die resurrexit” [“Il terzo giorno è risuscitato”, dal Simbolo niceno costantinopolitano che si recita nella Messa]. Credo la risurrezione della carne. “Inde venturus est iudicare vivoset mortuos, cuius regni non erit finis” (Idem: “E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”). Un bel Credo, cantato bene, con gli angeli del cielo che in questo giorno si sono allietati per la risurrezione di Gesù Cristo, capo dei santi e degli angeli [cfr. Mc 16,1-14]. Su questo Vangelo si fanno quattro commenti che si possono anche ridurre a tre. Il primo commento è storico: il fatto della Risurrezione. Gesù comparve a Maria Maddalena, alle pie donne, a san Pietro, ai discepoli tutti radunati nel cenacolo, quindi di nuovo ad essi, poi comparve a cinquecento discepoli: fatti che ci dimostrano la verità della risurrezione. Il commento dogmatico invece è per mettere bene nel cuore il dogma della Risurrezione, cioè il più grande e centrale dogma che ha annunziato Gesù Cristo e con il quale egli ha provato gli altri dogmi, le altre verità che aveva predicato. Con questo Gesù vinse la morte dopo che aveva vinto il peccato.
Il commento liturgico ci mostra come la Pasqua è il centro delle feste cristiane; le feste precedenti sono preparazione e le feste seguenti sono come conseguenza e frutti che noi ricaviamo dal mistero della risurrezione di Gesù.
Segue il commento morale fatto da S. Paolo nella Prima Lettera ai Corinti: “Fratelli, purificatevi dal vecchio lievito per essere nuova pasta, come già siete degli azzimi; il lievito è il peccato, gli azzimi invece indicano la purezza. Il Cristo infatti nostra Pasqua è stato immolato; banchettiamo dunque non con il vecchio lievito, quello della malizia e della perversità, ma con i pani azzimi della purezza della verità” (cfr. 1Cor 5,7-8). E cioè: cambiamo vita, infatti la vita nuova, la seconda parte del mistero cristiano, è lo stabilire la nostra vita in Cristo, o la vita di Cristo in noi: “Mihi vivere Christus est” (cfr. Fil 1,21: “Per me infatti il vivere è Cristo”). In questo tempo la nostra divozione si rivolge in modo speciale ai misteri gloriosi e fra essi, in questi quaranta giorni, specialmente al primo; meditiamo perciò la

risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo che allietò la Vergine e per cui noi ripetiamo tante volte in questo tempo: Regina coeli, laetare, alleluia […]. Particolarmente abbiamo anche da considerare una verità che è [compresa] nei Novissimi: la risurrezione della carne. Come Gesù è risuscitato, così noi risorgeremo. In quel gran giorno, quando saremo chiamati dai sepolcri a nuova vita e le anime degli eletti scenderanno dal cielo a cercare i corpi che prima avevano, e le anime dei tristi sbucheranno dall’inferno a cercare i corpi che prima avevano. Ma quale diversità! Come saranno brutti, deformi, puzzolenti i corpi dei dannati; come porteranno impresse le orme dei loro peccati, a vista di tutti e a giustificazione della giustizia di Dio! Perché tutti comprendano che il Signore è giusto e retribuisce ciascuno secondo ciò che ciascuno avrà meritato. Il gran giorno del giudizio [sarà] preceduto dalla risurrezione. E come saranno gloriosi i corpi degli eletti! E come saranno segnati dagli atti buoni, dalle virtù che hanno praticato e dallo zelo! Doppia gloria, e doppia luce ai corpi degli eletti apostoli: cioè a quelli che avranno insegnato bene oltre che aver fatto bene. Il corpo di Gesù [sarà] risplendente; le sue piaghe sembreranno soli in eterno, in cielo; e i corpi degli eletti saranno simili a Gesù perché sulla terra, in questa vita, si sono fatti simili a lui. Pensiamo ai nostri sensi: all’udito, alla vista, al gusto, al tatto, al cuore, alla fantasia, alla memoria, pensiamo a tutte le nostre facoltà, ciascuna sarà saziata se veramente si è operato per Dio, se ci siamo sforzati di diventare simili a Gesù Cristo, se avremo meritato la sua vita.
Ma che cosa sarà di coloro che hanno abusato dei sensi esterni e dei loro sensi interni e del loro cuore e della loro mente? Che cosa sarà di essi in quel gran giorno quando ciascuno di noi riceverà la sentenza finale, eterna, quando Gesù sentenzierà sul mondo intero, su quelli che lo hanno rigettato e su quelli che lo hanno accolto e seguito? In questi quaranta giorni domandare specialmente la grazia di credere più fermamente e di pensare più frequentemente alla nostra risurrezione finale: “Dies magna et amara valde” (“Giorno grande e molto amaro”. Cfr. Breviarium Romanum). Il giorno grande! Che gioia per gli eletti: trionfo con Gesù Cristo! E amarezza, pianto e disperazione per i perduti. Qui siamo in prova, Iddio ci lascia la libertà, ma viene il giorno in cui egli giudicherà i buoni e i cattivi e a ciascuno darà la retribuzione meritata. Perciò in questo giorno noi abbiamo eletto di seguire Gesù, di vivere secondo Gesù. Allora Pasqua: passaggio da una vita ad un’altra. [Questa] era simboleggiata dal passaggio degli Ebrei dall’Egitto alla terra promessa ed è stata realizzata in Cristo: “Pascha nostrum immolatus est Christus” (“Cristo, nostra Pasqua, è immolato”.
Canto al Vangelo della Messa della domenica di Pasqua. Cfr. 1Cor 5,7-8). Noi abbiamo cercato di vivere spiritualmente questa Pasqua passando da una vita ad un’altra. In che cosa? Sopra quali punti? Vita fervorosa, vita religiosa. Pensiamo quale valore ha la vita considerata in ordine all’eternità. Consideriamo la [Pasqua] anche in ordine al tempo che fugge. Beati coloro che sanno approfittare delle occasioni, e infelici quelli che consumano il tempo peccando o nel far nulla o poco. In questo tempo pasquale i Vangeli ci fanno sempre considerare la risurrezione di Gesù Cristo perché noi, a nostra volta, consideriamo la nostra risurrezione. Nei Vangeli leggiamo, si può dire, tutto S. Giovanni dal capitolo 14 al capitolo 17 compreso. È il Signore che ci eleva a considerare quello che avverrà in futuro: la risurrezione nostra, il Paradiso. Ora dobbiamo ripetere il proposito fatto il Giovedì Santo: Pasque quotidiane! Che tutte le mattine ci rinnoviamo. Il segreto della giornata sta nell’esercizio del mattino: orazioni, Messa, meditazione, esame preventivo, Comunione. Come cominciamo la giornata, così vi è speranza di continuarla e di compierla. Al mattino noi abbiamo avuto il nostro riposo sufficiente ed occorre che ci eccitiamo al fervore, anzitutto con l’esame di coscienza preventivo: Ieri che cosa ho fatto? Oggi che cosa devo fare? Quali pericoli incontrerò, quali tentazioni? La meditazione rafforzerà la nostra volontà. Ma la meditazione si conchiuda sempre con un proposito fermo, specialmente considerando i Novissimi. Poi le orazioni e la Comunione per invocare l’aiuto di Dio per la giornata e nello stesso tempo, perché Gesù Cristo venendo nell’anima nostra, porti la luce necessaria, la pietà, la virtù. E tutto questo assistendo alla santa Messa in cui contempliamo il crocifisso Gesù e per mezzo di lui adoriamo, ringraziamo, soddisfiamo e supplichiamo. Ponte necessario! Al mattino, subito, ricorriamo a Dio: “Ad te de luce vigilo” [cfr. Sal 63,1: “All’aurora ti cerco”]. I sonnacchioni poco ricevono e quando l’esercizio del mattino è trascurato, sarà ancora più trascurato il dovere della giornata. Allora, Pasque quotidiane! È necessario che Cristo risusciti nei nostri cuori, cioè che ecciti la vita nuova, dopo che egli ha ripreso la sua vita uscendo dal sepolcro. Perciò per osservare i nostri propositi cantiamo: “Cristo risusciti” (Canto della devozione popolare).

Beato Giacomo alberione