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IL LUOGO PERFETTO PER RIPOSARE

 

Carissime Annunziatine,

nella Casa degli Esercizi di Ariccia, sulla sinistra della Cappella principale, c’è un Crocifisso con a lato due piastrelle in ceramica con delle scritte in latino. A sinistra leggiamo dal vangelo di Matteo (5,48): «Estote… perfecti sicut et Pater vester caelesti perfectus est» (Siate… perfetti come il Padre vostro celeste e perfetto), mentre a destra troviamo il testo di Marco 6,31: «Venite seorsum in desertum locum, et requiescite pusillum» (Venite in disparte in un luogo deserto, e riposate un po’). Le due frasi vanno contemplate assieme al Crocifisso che è al centro. Ogni parola del Vangelo va gustata a partire da Gesù: staccata dal Maestro Divino innalzato sull’albero della Croce è simile ai tralci tagliati, ancora verdi ma senza la linfa che li rende veramente vivi.

Nella Croce è la perfezione della misericordia

Partiamo dal testo di Matteo. Bisogna tener presente tutto il “discorso della montagna” a partire dalle beatitudini, e meditarle in Gesù crocifisso. Il contesto immediato di Mc 43-48 parla dell’amore per i nemici: «Io invece vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (44). Se lo leggiamo guardando Gesù in croce, contemplando il suo volto, la testa coronata di spine, il costato trafitto, allora lì vediamo al vero queste parole: lì sono visibili, vive e ben chiare in quello che significano. Non si ama a parole o in teoria, ma in pratica e con la nostra vita. Gesù ci da l’esempio: sulla Croce ci ha dimostrato il suo amore per noi e ci invita a fare come lui, a lasciarci mettere in croce, perdonando e amando. Il mondo non si salva vincendo i nemici con la violenza, ma conquistandoli con l’amore. Gesù ci invita a cose ben più alte: ad amare e perdonare in un modo divino, uniti con Lui nel suo amore, e con lui sulla croce. Questo significa essere “perfetti”. Una volta si diceva che la vita religiosa era “vita di perfezione”. Ebbene ecco la vita di perfezione: imitare il Maestro lasciandosi inchiodare sulla croce, per amore delle anime. Sappiamo che il termine “perfetti” di Matteo nel vangelo di Luca è reso con «siate misericordiosi come Dio, vostro Padre, è misericordioso » (Lc 6,36).

“Siate perfetti” è uguale a “siate misericordiosi”, ma “perfetti” ci dice la completezza, il compimento di questo cammino di misericordia, di questo amore. Non siamo invitati solo ad amare, ma a farlo in modo pieno come Gesù. Non a caso l’evangelista Giovanni inizia il racconto della Passione con queste parole: «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). In greco la parola télos (=fine) e téleios (=perfetto) hanno la stessa radice. Gesù ama i suoi in modo perfetto e questo si compie (cioè “fino alla fine”) sulla croce. Anche noi, come Gesù, siamo invitati ad amare le anime da salvare in modo perfetto. Nel testo di don Alberione che abbiamo ascoltato durante gli Esercizi Spirituali dalla sua viva voce, il Primo Maestro esortava alla perfezione: «Allora, ecco: mirare alle altezze: veri religiosi! perfetti religiosi!» (Alberione, Roma 08.09.1960). Oggi: non Annunziatine da poco, titubanti, ma perfette così che il sacerdote nella Messa possa presentarle come offerta gradita assieme all’Eucarestia. Più avanti il Fondatore continua: «Fino a che punto amare Dio? Il religioso è colui che adempie perfettamente il primo comandamento: “tutta le mente, tutto il cuore, tutte le forze”. Fino a che punto ci ha amato Gesù? Dando la sua vita per noi. Fino a che punto ci ha amato Maria? Offrendo sul Calvario se stessa e il Figlio suo. E lì fu ancora, diciamo, un inizio di una vita più perfetta, finché venne chiamata al premio».

Il luogo dove riposare

Ma come fare? Siamo deboli, ci affatichiamo, ci scoraggiamo degli insuccessi, spesso ci lasciamo pure confondere dai successi pensando che siamo nostro merito. Ed ecco il secondo testo: il riposo. Gesù stesso si preoccupa dei suoi apostoli quando, rientrati entusiasti dalla missione ma esausti dalla fatica, gli dice: “venite e riposate”. Il riposo, di cui qui si parla, non può essere pensato senza Gesù: anzi va compreso guardando Gesù in Croce, lì dove il nostro Redentore si riposa perdonando tutti gli uomini. Infatti Gesù si riposa amandoci. Tra i luoghi francescani c’è il Sacro Speco di Narni (TR), dove san Francesco fu consolato da un angelo, “Speco” significa “caverna/anfratto”, infatti qui vi ancora è la fenditura verticale nella roccia ove il Poverello si rifugiava. San Francesco amava riposare in luoghi siffatti, poiché gli sembrava di stare come nella ferita del costato di Gesù. Desiderava ardentemente riposare nella ferita del costato di Cristo. Come il santo di Assisi anche noi dobbiamo imparare a desiderare di riposare nella ferita del costato di Gesù, lì dove sgorgano tutte le grazie, lì dove possiamo giungere sino al suo Cuore amorosissimo trafitto d’amore per noi. L’esempio di san Francesco ci fa meglio capire il secondo testo, «Venite in disparte in un luogo deserto, e riposate un po’».
La ferita del costato del Divin Maestro è il vero “luogo deserto” dove possiamo riposare dalle fatiche del mondo che stancano e affliggono il nostro cuore. Il testo di Marco dice che «gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato». Li pensiamo entusiasti, oltre che stanchi, sulla barca con Gesù in viaggio verso un luogo ameno e tranquillo. Ma sia il testo di Marco che quello di Matteo mettono questo episodio dopo che Erode ha fatto tagliare la testa di Giovanni il Battista. Non ci sono solo i successi, ci sono anche le preoccupazioni. Tuttavia, una volta che stanno con Gesù gli apostoli non si preoccupano più di ciò. E in effetti quando siamo con il Maestro divino, che è Via Verità e Vita, di cosa dobbiamo preoccuparci? solo di avere una fede fiacca e scarsa. C’è un altro passo del Vangelo dove Gesù riposa sulla barca con i discepoli, (Mt 8,23- 27; Mc 4,35-41; Lc 8,22-25). Il Maestro dorme tranquillo ...e c’e la tempesta. I discepoli sono atterriti… e vengono rimproverati per la loro poca fede. Dunque non dobbiamo temere, il luogo migliore dove riposare e riprendere le forze è proprio sulla Croce, lì dove siamo soli con Gesù solo. Lì è il nostro riposo perfetto, dove l’amore di Dio sgorga con abbondanza.

don Gino