![]() |
LA SPERANZA IN S. PAOLO
![]() |
Nella meditazione che segue Don Alberione ci invita a guardare a San Paolo come modello sempre forte nella speranza, la virtù che “quasi riesce a squarciare il velo che ci nasconde il cielo” (Unione Cooperatori Buona Stampa, 1925 pp. 20-21). La speranza cristiana è la seconda virtú teologale che, con la fede, lo Spirito Santo ci ha infuso nel cuore nel Battesimo. Per essa noi desideriamo e aspettiamo dal Padre nostro celeste il Paradiso e tutte le grazie necessarie per arrivarvi. Due sono i fondamenti della nostra speranza. La promessa di Nostro Signore Gesù Cristo per coloro che lo servono fedelmente secondo quanto dice S. Paolo: “In Gesú Cristo ci gloriamo della santa speranza della felicità. Dio è fedele alla sua parola promessa ai figli di Dio. Inoltre sebbene pieni di peccati e di miserie, noi confidiamo nei meriti del Salvatore nostro, perché, siccome per la disobbedienza di Adamo tutti siamo divenuti peccatori, cosí per la obbedienza di Nostro Signore Gesù Cristo tutti possiamo salvarci: per la sua morte siamo riconciliati con Dio e per Gesù Cristo saremo salvi”. I frutti della speranza sono una dolce serenità in mezzo a tutte le pene; il ritenerci costantemente pellegrini sulla terra, avendo noi una miglior patria; il distacco dai beni di questo mondo che sono semplici mezzi; il lavoro costante per accumularci tesori celesti e la preghiera per ottenere le grazie. Nella Lettera agli Ebrei S. Paolo parla della speranza con tali accenti che commuovono. Egli scrive: “Stiamo fermi nella nostra speranza, non vacilliamo in alcun modo. Noi acquistiamo in virtú del Sangue di Nostro Signore Gesù il diritto e la confidenza di entrare nel santuario celeste”. Non perdiamo la speranza poiché essa ha grandi meriti. Parlando di sè egli era pieno di gioia al solo ricordare il cielo: “Noi siamo lieti per la nostra speranza”. E altrove: “Abbiamo un grande sollievo nel pensare alla speranza che è nel nostro cuore, come un’ancora: essa quasi riesce a squarciare il velo che ci nasconde il cielo. Siamo figli di Dio: se figli, dunque, anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo”. Nelle tentazioni pregava e Dio lo confortava nella speranza: la mia grazia ti basta. E con tale pensiero sapeva godere anche fra le piú grandi pene: “Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione”, diceva. |
Ostacoli d’ogni genere dagli amici e dai nemici gli attraversavano la via: ma egli scriveva: “Posso tutto in Dio che mi fortifica”. Vicino alla morte non temeva, giacché ragionava: “Mi sta preparata la corona celeste a me ed a quanti hanno amato il Signore, essa ce la darà il Giudice giusto”. Cosí insegnava ai fedeli cui scriveva: “Non addoloratevi nella morte dei vostri cari al mondo come usano quelli che non sono confortati dalla speranza”. Pensiamo noi spesso al Paradiso che ci aspetta? Non abbiamo qui dimora stabile, ma dobbiamo andare lassú. S. Paolo esortava i fedeli di Corinto: un’afflizione assai leggera e molto breve ci procura una gloria incomparabile ed eterna; è poco ciò che dobbiamo soffrire, molto il godere. Chiediamo al Signore questa gran virtú. Ed esercitiamoci in essa con atti frequenti, ricordando i pensieri di S. Paolo: Gesù è morto per noi; morendo sulla croce Egli ha pregato per noi con le lacrime e con l’effusione del Sangue; ora che vive nel cielo, ivi prega per noi e si offre al Padre per noi continuamente. Vi sono due peccati contrari alla speranza: la disperazione e la presunzione. A chi dispera si adattano molto bene le parole di Nostro Signore Gesú Cristo: “Qualunque cosa chiederete al Padre, in verità, in verità vi dico, vi sarà data”. Beato Giacomo Alberione |