![]() |
IL VANGELO LIBERA IL CANTO:
MARIA ED ELISABETTA
![]() |
Nel libro degli Atti, Luca sembra inseguire la Parola che corre, cresce, si diffonde (cfr. At 12,24). Nel Vangelo ne contempla l’origine, le manifestazioni, gli effetti. Essa fu rivolta a Zaccaria nel Tempio, a Maria nella casa di Nazaret, ai pastori sui colli di Betlem. Fu cantata da Elisabetta e Zaccaria, da Maria, dagli angeli, dai pastori, da Simeone e da Giovanni. Gesù la proclamò solennemente nella sinagoga di Nazaret e, a partire dalla Galilea, la fece risuonare per tutte le città e i villaggi della Palestina raccontandola anche nella trama semplice delle parabole. Di questa buona notizia abbiamo ancora bisogno. “Evangelizzare – scrive Paolo VI – è la grazia e la vocazione propria della Chiesa” (Evangelii nuntiandi, n. 14). L’evangelizzazione scende dal cielo, (sono gli angeli ad annunciare per primi la buona notizia!), suscita movimento sulla terra, mette in cammino e fa salire il canto, come quello di Elisabetta e di Maria, una risposta di lode all’accoglienza del Vangelo. Nella casa di Zaccaria, come nel cenacolo (cfr. At 2,1-4), tutti sono pieni di Spirito Santo. Non solo Giovanni, come aveva annunciato l’angelo Gabriele, ma anche sua madre è “piena di Spirito Santo”, e infine lo è Zaccaria. È la pienezza di Spirito che suscita profezia e canto. In quella casa, la prima che canta è Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. È un’esplosione di gioia e di profezia, una sorprendente acclamazione alla “madre del mio Signore”. Comprendiamo come Elisabetta non solo scorge in Maria il segno e il palpito di una nuova vita, ma anche la natura di quella maternità che non ha precedenti, la generazione del Messia. Maria è acclamata madre di quel |
| Signore che anche Elisabetta accoglie nella fede: il “mio Signore”. Nel suo canto ammirato Elisabetta indica dove risiede la vera grandezza di Maria, attesta ciò che lo Spirito, e non il semplice sguardo umano, le permette di vedere e cioè il valore eminente della sua fede e obbedienza: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Ora è Maria che prende la parola e libera il canto. Il segno datole da Gabriele si è rivelato credibile; la sua vecchia cugina, ritenuta sterile, è prossima a partorire: “Nulla è impossibile a Dio”. È dunque a Dio che Maria riconduce la lode della sua stessa maternità. La sua psyché (anima, vita) e il suo pnéuma (spirito) sono protesi verso il Signore in una gioia incontenibile. Il Cantico lascia totalmente nell’ombra Elisabetta, il marito e ogni altro particolare. Al centro della scena c’è solo lei, la madre-serva del Signore, tutta protesa verso di Lui.
Il Cantico è percorso da una doppia direttrice: il movimento ascendente ritrae Maria in rapporto al suo Signore, il movimento orizzontale la colloca dentro un popolo di umili e credenti. Francesca V. BIBLIOGRAFIA: Bosetti E., Luca. Il cammino dell’evangelizzazione, Ed. Dehoniane, Bologna 1995. |