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FORMATRICI IN FORMAZIONE

 

Nel pomeriggio del 17 Febbraio 2017 le formatrici si sono ritrovate in Casa Annunziatine per partecipare dal 18 al 19 al loro Corso di Formazione. Le due giornate, scandite dalla preghiera, dalla Celebrazione Eucaristica e dall’Adorazione, hanno avuto tre interventi importanti cui sono seguite risonanze e comunicazioni. Don Vito ha voluto dare al Corso un’impronta principalmente paolina e questi infatti sono stati i punti principali da lui toccati: Spiritualità Paolina e Carisma del Fondatore. Non tutte le spiritualità, ha detto, sono uguali, ciascuna ha un suo colore specifico e la nostra riflette quella luce che lo Spirito ha comunicato al nostro Fondatore: “Il suo colore è paolino”. Questo comporta far entrare in noi lo spirito di san Paolo attraverso la conoscenza, lo studio e la meditazione delle sue Lettere. Non possiamo dire di avere lo spirito dell’Apostolo, se non leggiamo e non facciamo nostri i suoi scritti che sono anche Parola di Dio. Se questa è l’impronta che da una parte ci deve contraddistinguere nella Chiesa e nel mondo, dall’altra dobbiamo portare impressi in noi i tratti del nostro Fondatore, il beato Giacomo Alberione; essere come lui ci vuole e per questo dobbiamo prendere in mano le sue opere per conoscerlo, innamorarcene e incarnare nella nostra vita il suo carisma che nasce da Gesù Ostia: Vivere e dare al mondo Gesù Via, Verità e Vita, così come lo ha vissuto, compreso e fatto conoscere San Paolo. “Risvegliare il carisma è avere un’unica volontà col fondatore. È vedere la vita con gli occhi del fondatore e volere quello che egli voleva, che non è diverso da quello che Cristo vuole… Risvegliare il carisma è sentire con il cuore del fondatore, che è il cuore di Cristo” (G.S. Griese). Sarebbe bene, come ha consigliato don Vito, rivedere nel libro “Una vita per Dio”, di cui lui stesso è l’autore, il paragrafo “Risvegliare il carisma”, pp. 123-125. Don Alberione è stato un uomo di Dio che con la luce che gli veniva dall’Eucaristia ha capito i problemi e le attese della sua gente e ha trovato la risposta per venire incontro non solo agli uomini del suo tempo ma anche a quelli futuri. Un’altra lettura consigliata è il paragrafo che troviamo in “Siate Perfetti” di Giugno-Luglio 2006 a p. 299 dal titolo: “Un vero paolino”. Dalla fedeltà al carisma, ha detto don Vito, dipende il futuro della nostra Congregazione, per cui costantemente lo dobbiamo alimentare con la Parola di Dio e in particolare con le Lettere di San Paolo, gli scritti del Fondatore, il nostro libretto delle preghiere, l’Adorazione, la devozione a Maria, la testimonianza dei nostri santi e delle nostre sorelle. Ha citato anche i testi: “Ricordati Signore dei nostri padri” di don Stefano Lamera e don Floriano e “Briciole di Luce” curato da Elisabetta Inviati e ha sottolineato come le giovani che si avvicinano a noi devono poter sentire la nostra spiritualità specifica perché costituisce la nostra vera identità.

Molto toccante ed appassionato è stato l’intervento di Caterina Coviello che ci ha invitate a pregare di più sia per noi, perché il Signore ci aiuti nel compito affidatoci, sia per le giovani in formazione, perché siano sostenute nel loro cammino. La preghiera, ha detto, deve precedere sempre l’incontro con le nuove sorelle, perché senza preghiera non si dà il cuore ma solo dei contenuti. “Più cuore e meno testa” ed ha spiegato così questa affermazione: “Avere una relazione profonda con il Signore per comunicarlo alle ragazze e per farle innamorare di Lui, del Fondatore, dell’Istituto”. La formatrice deve portare tutte nel cuore e nel rosario deve affidarle a Maria. Dalla preghiera non può che scaturire l’amore. Questo è stato il secondo passaggio che Caterina ha sottolineato. “Le persone a noi affidate, non solo le dobbiamo amare ma devono cogliere che noi le amiamo, perché se capiscono questo si fidano di noi e se si fidano si aprono e se si aprono noi le possiamo aiutare. La formatrice non deve atteggiarsi a maestra, deve innanzitutto amare e aiutare le giovani a gustare la bellezza della nostra vocazione e del nostro carisma che sono dono di Dio. Deve aiutarle con delicatezza a vivere per il Signore e per la missione nel mondo, perché il mondo ha bisogno di noi”.
Molto belle sono state le considerazioni su questo nostro camminare nel mondo che è un andare con Maria verso tutti quelli che incontriamo lasciando il profumo di Cristo. Le giovani devono portare nel cuore l’immagine dell’Annunciazione e l’immagine della Regina degli Apostoli, perché in queste due icone, ha precisato, c’è indicata la nostra missione; l’Annunziatina è Maria oggi nel mondo: Maria che accoglie Gesù e che lo dona agli uomini del suo tempo. Questa donazione ha in sé l’umiltà e l’ “eccomi” della Vergine, ma anche la forza, il coraggio e il fuoco di Paolo “che conosce il Maestro Divino nella sua pienezza… lo vive tutto… ci presenta il Cristo totale… Via, Verità e Vita” (cfr. AD 159) e può dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). La formatrice, ha concluso, deve comunicare alle giovani con la sua stessa vita i grandi amori del nostro fondatore: l’Eucaristia, la Parola di Dio, la Madonna, l’Apostolo Paolo, le anime; tutto questo tesoro costituisce la nostra spiritualità specifica che è eucaristica, paolina e mariana e definisce la nostra vocazione come la vocazione dell’incarnazione, perché rinnova in noi il mistero d’amore che Dio ha compiuto in Maria.
La formatrice deve fare innamorare le formande fortemente del Signore perché senza innamoramento ci sarà solo devozione e semplice osservanza di regole e comportamenti fini a se stessi. Alla testimonianza di Caterina è seguita quella altrettanto bella e coinvolgente di Anna Maria Gustinelli che svolge il suo stesso servizio di formatrice con cuore pieno di gratitudine al Signore per tutto quello che non solo dà ma che riceve. Comunica subito le due cose che lei ritiene più importanti: la bellezza della chiamata che viene da Dio per una missione e il dono grande della consacrazione nell’IMSA che ci inserisce nella Famiglia Paolina. Le giovani, ha detto, devono sapere che si tratta di una vocazione non facile perché la si vive nel mondo ed è esposta al pericolo della dispersione e della superficialità; devono perciò vigilare per non essere distolte da quello che è l’essenziale e soprattutto devono coltivare una vita spirituale profonda, una relazione viva con il Signore e una formazione spirituale solida e specifica, quella paolina.
Anna Maria ha detto di essere solita, nel parlare alle ragazze di vita spirituale propria, richiamare l’esperienza eucaristica del Fondatore perché questo le dà la possibilità di parlare di lui, delle sue intime comunicazioni con il Signore e del carisma che ha dato a tutta la Famiglia Paolina: vivere e dare Gesù; viverlo sul modello di Paolo e di Maria Santissima di cui l’Istituto porta il nome. Le piace sottolineare come l’identità di ogni Istituto è determinata dal nome che il Fondatore stesso gli ha dato per ispirazione divina e come la nostra spiritualità sia una spiritualità di incarnazione. Come Maria e Paolo, ha affermato, anche noi siamo chiamate ad accogliere e a far vivere tutto il Cristo in noi. Le giovani devono essere aiutate a scoprire la bellezza della nostra identità perché, ha detto, il non aver chiarezza di quello che si è, porta alla dispersione e per questo devono essere educate a sfruttare bene il tempo che stanno vivendo senza crearsi ansie per il futuro. “Il passato non è più nostro, il futuro non vi è ancora, viviamo solo il momento presente”( don Alberione). Questo è stato anche il segreto del protagonista del film “La forza del campione”, tratto dal libro autobiografico di Dan Millman, che abbiamo visto la sera del 18. Interessante è stata la spiegazione sul libretto “In cammino con don Alberione” che Anna Maria ha preparato per la formazione delle professe temporanee del primo anno e che sarà un prezioso aiuto per il Donec Formetur Christus in vobis, il cui studio sarà concentrato, a differenza degli anni passati, in un solo anno.
Questa la novità principale dell’itinerario di quest’anno. Il compito della formatrice consisterà nel dare alle ragazze un metodo di lavoro per entrare nel cuore del Donec le cui tappe hanno ciascuna il tempo di tre mesi. Il consegnare un metodo, sottolinea con forza Anna Maria per averlo sperimentato, è come tracciare un cammino di percorso chiaro, ben preciso, che aiuta a raggiungere la meta e genera nella giovane chiarezza mentale che le impedisce la dispersione. Il lavoro mensile poi la ragazza lo farà personalmente in tre momenti: preghiera, approfondimento e verifica. Anna Maria conclude esortandoci alla preghiera perché possiamo comunicare e mettere nel cuore delle giovani la bellezza dell’aiuto concreto che viene dal Donec, perché in esso è indicata la via sicura, la nostra via, che dobbiamo percorrere per giungere sicuri là dove vuole il Signore. “È un cammino concreto, così come è stata una persona concreta il nostro Fondatore e se la giovane ne capirà l’utilità, lo farà, vi ritornerà e lo riprenderà e insieme alla Parola di Dio e allo Statuto avremo messo nelle sue mani tutto quello che le serve per camminare nella fedeltà”. Gli interventi di tutti sono stati arricchiti dal confronto e scambio continuo tra le presenti, motivo di arricchimento e crescita per noi tutti.

Nina M.