Cercar Dio e cercare le anime, ecco, cercar Dio e cercare le anime. Un cuore sempre più ordinato verso Dio e verso le anime in modo che non siamo presi da sentimenti di orgoglio, né d’invidia, né di vanità, ma solo cercare e sempre cercare e in tutto cercare la gloria di Dio e la salvezza nostra, il paradiso, e le anime.
E poi per servirlo sempre più perfettamente, cioè imitarlo sempre più perfettamente. Imitarlo sempre più perfettamente in quello che Gesù ha fatto, vivendo come egli è vissuto. Particolarmente mirando a quella perfezione a cui egli ci ha invitati: “Se vuoi esser perfetto, lascia tutto, vieni, seguimi” (cfr. Mt 19,21). La perfezione religiosa, quindi, che è imitazione più completa del Signore, del Maestro. Allora noi santifichiamo la mente, il cuore e la volontà, le attività. Quindi seguiamo il Maestro Divino e seguendo lui arriviamo al Padre perché egli è la “Via” (Gv 14,6), arriviamo al Padre celeste, Dio, la salvezza, sì. La festa o la Messa del Maestro Divino viene celebrata in questa occasione, da noi, nella domenica fra l’ottava dell’Epifania, la domenica che segue l’Epifania. Del resto, che il Signore abbia voluto da noi questo, è chiaro per tante cose. E c’è anche una coincidenza: che la prima conoscenza intima del Maestro Divino, in quanto è Maestro perfetto, Gesù, avvenne proprio nel mese di gennaio, facendo le meditazioni sopra il presepio e cioè sopra gli esempi che Gesù ha lasciati a noi, là nascendo nella povertà e volendo essere adorato da Maria e da Giuseppe e avendo voluto chiamare a sé i pastori e i magi. Gesù è Maestro nella vita privata, non solo nella vita pubblica, ma nella vita privata, anche. Nella vita privata egli, agli esempi aggiunge la predicazione. E poi nella vita pubblica aggiunge agli esempi la predicazione, la sua passione e morte per ottenerci la grazia. Ma Gesù è sempre stato Via, Verità e Vita.
Considerarlo nella sacra Famiglia, nella casetta di Nazaret: erat subditus illis [era loro sottomesso] (Lc 2,51). Esempio di sottomissione, obbedienza. Egli, Figliuolo di Dio Incarnato, da cui ogni essere ha esistenza: omnia per ipsum facta sunt [tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui] (Gv 1,3) e si umilia a obbedire due creature, due sue creature. Esempio di obbedienza, esempio di laboriosità. Egli compie un lavoro umile che ha imparato da S. Giuseppe e che continua anche dopo che Giuseppe sarà passato all’eterno riposo. Ci ha dato esempio di laboriosità. La laboriosità è una virtù e il religioso, la religiosa quando amano la laboriosità hanno un fervore, e la laboriosità in un religioso, in una religiosa è segno di fervore. Gesù vive là, una vita umile, esercita tutte le virtù che si devono esercitare in vita di famiglia. Là era la famiglia più religiosa perché Maria, Giuseppe, [erano] vergini; perché là, Maria e Giuseppe, [erano] poveri; perché là, Maria e Giuseppe, compivano sempre il volere di Dio, in umile sottomissione al volere di Dio. Là c’era la prima famiglia religiosa con a capo Giuseppe e, sottomessi, Maria e Gesù. Ecco là c’era come il domicilio delle virtù, in quella casetta, perciò Gesù ci ha lasciato i più begli esempi, ci ha tracciato la via, ecco. E il suo modo di vivere è per noi una regola. Come egli è vissuto così noi possiamo vivere, e sapere già che imitare lui è via di perfezione, è via di santità. E operando là, nella casetta di Nazaret, egli otteneva grazia per tutta l’umanità. Il suo sudore, la sua fatica, valeva per la redenzione, come valse più tardi spargere il sangue; prima il sudore e poi il sangue. Nell’orto del Getsemani sudò sangue, non più soltanto acqua. Ecco il Maestro Divino nella vita privata, nella vita nascosta, nella vita umile. Conoscere sempre di più i misteri della santità di Gesù durante la sua vita privata.
Non basta dir le cose, così, superficialmente, bisogna penetrarle. Gesù Maestro coi suoi esempi, e Gesù redentore ci ottiene le grazie perché noi possiamo far bene la vita privata, comportarci bene nella vita privata; ottiene le grazie perché le famiglie vivano ordinate, i genitori si comportino come devono, i figli si comportino come devono comportarsi, sì. Egli, Gesù, santificò allora la famiglia. Gesù, poi, cresceva in sapienza, età e grazia (Lc 2,52). Il fanciullo cresceva in età, robustezza; ma se cresceva, [cresceva] in sapienza e cresceva in grazia. Ecco, sempre crescere, che vuol dire, sempre tendere alla perfezione. In età: gli anni passano, ecco, e passano per tutti. Ma insieme ci vuole una sapienza celeste, sempre meglio conosciuta, sempre meglio sentita, sempre meglio vissuta. E grazia. Le virtù sue si manifestavano sempre di più, sì, si manifestavano sempre di più. Gesù era Dio e come Dio non poteva crescere in sapienza, ma prima si manifestava sempre meglio la sua sapienza. E poi in Gesù c’è anche una scienza che è chiamata con un termine proprio dai teologi; in quella poteva crescere e difatti cresceva. E corrisponde anche al pensiero che ha S. Paolo, che esprime S. Paolo in una delle sue lettere, una scienza sperimentale. Crescere, quindi, in sapienza, oltre che in età; e crescere in grazia, cioè in perfezione, in santità. Gesù, Maestro di vita privata. Gesù, Maestro di vita religiosa. Onoriamolo e invochiamolo sotto questo titolo. Confessiamo che egli è il Maestro unico. Lo ha detto lui stesso e bisogna che lo crediamo. Maestro unico Gesù Cristo: “E voi mi chiamate Signore e Maestro e dite bene, lo sono infatti” (cfr. Gv 13,13).
“Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto, così facciate anche voi” (cfr. Gv 13,15), ecco. Perciò quest’oggi apprendiamo dal Maestro Divino la scienza che egli ci vuol comunicare. Sempre meglio conoscerlo. E apprendiamo dal Maestro Divino come orientare il cuore, come amare il Signore, come amare le anime. E prendiamo dal Maestro Divino le sue virtù: docilità, laboriosità, carità, pazienza, tutte le virtù che egli esercitò nella sua vita privata. Concludiamo: conoscer sempre meglio Gesù Maestro; amare sempre di più Gesù Maestro; e seguire sempre meglio Gesù Maestro nell’imitazione, vivendo bene la nostra vita religiosa. Sia lodato Gesù Cristo.
Beato Giacomo Alberione |